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HomeEconomia X e Musk in debito con il Fisco italiano. Evasione dell’Iva per 12,5 milioni

Twitter-X sotto indagine
per evasione da 12,5 milioni
Niente versamenti per 6 anni

Dati personali in cambio di servizi

Il caso analogo della piattaforma Meta

di Greta Giglio26 Febbraio 2025
26 Febbraio 2025
Musk su Twitter

MILANO –12,5 milioni di euro. È quanto avrebbe cumulato di evasione fiscale X – l’ex twitter – secondo l’ultima inchiesta chiusa nel 2024 dalla Guardia di finanza di Milano e dall’indagine ancora in corso della Procura di Milano. Da quanto emerso dalle verifiche fiscali il social network, che da qualche anno appartiene a Elon Musk, avrebbe evaso l’Iva dal 2016 al 2022 quando era ancora conosciuto come “Twitter”.

I beni non pagati da Twitter-X

Secondo la Gdf i beni che la piattaforma non ha dichiarato e quindi non pagato sono i dati personali che gli utenti cedono in cambio dei “servizi digitali” offerti dal social network. Un caso particolare e nuovo nel panorama italiano: i dati personali e tutte le interazioni che avvengono su X sono acquisiti e gestiti “per fini commerciali”. Questo avviene senza che a questo scambio commerciale sia imposto alcun versamento, quando invece dovrebbe essere pagata una “permuta tra beni differenti” soggetta a Iva.

Il social di Musk ha aperto un dialogo con l’Agenzia delle Entrate, con due possibilità all’orizzonte: contestare la pretesa tributaria o raggiungere un accordo. Nel frattempo la Procura milanese ha avviato un’indagine guidata dal pm Giovanni Polizzi sempre sull’evasione fiscale imputata a X.

Il caso analogo di Meta

Un caso che si inserisce in uno scontro generale tra Fisco italiano e giganti dell’high tech. Sempre dalla Procura di Milano infatti, il procuratore capo Marcello Viola con alcuni pm – tra cui lo stesso Giovanni Polizzi – ha da poco chiuso un’inchiesta a carico dei due legali rappresentanti di Meta.

Tra il 2015 e il 2021 il colosso creato da Mark Zuckerberg ha evaso attraverso i social Facebook e Instagram oltre 877 milioni di euro, acquisendo i dati dei suoi utenti senza versare alcun contributo fiscale. Per Marcello Viola questa “natura non gratuita dei servizi offerti” implica la necessità di imporre tassazioni da imporre a tutte le piattaforme social che portano avanti questo tipo di scambio.

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