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Unioni civili, Renzi promette: “Voto sul ddl entro settembre”

di Anna Bigano26 Maggio 2015
26 Maggio 2015

Approvazione del registro delle unioni civili

Difficile non attribuire l’accelerazione di Matteo Renzi sulle unioni civili alla scossa del referendum irlandese, che pochi giorni fa ha sancito il “sì” popolare alle nozze gay. “La proposta di legge presentata dalla senatrice Cirinnà sarà votata fra luglio e settembre”, ha promesso ieri il premier. Insomma, sembra che sia finalmente arrivato per l’Italia il momento di dotarsi di una legge che disciplini (anche) le unioni omosessuali, nonostante la valanga di emendamenti, quasi tutti ostruzionistici – oltre 4mila, 700 soltanto quelli presentati dal senatore PdL Lucio Malan – che hanno ricoperto il provvedimento, in discussione a Palazzo Madama da quasi due anni.
Il testo, ha spiegato Renzi, seguirà il modello tedesco, non quello irlandese e non farà alcun riferimento esplicito ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, anche se sarà applicabile a tutti, omo ed eterosessuali (“Il matrimonio – ha specificato la Cirinnà – resta riservato alle coppie di sesso diverso”). Tradotto, significa riconoscere ai due partner gli stessi diritti tributari ed ereditari dei coniugi, compresa la reversibilità della pensione, così come il diritto-dovere alla reciproca assistenza in caso di malattia o di ricovero ospedaliero. Estrema cautela, invece, sul tema della prole: è prevista la possibilità di adottare il figlio naturale del compagno o della compagna (l’istituto giuridico è noto con il nome di stepchild adoption), ma non quello di adozione congiunta; nessuna apertura nemmeno sulla fecondazione assistita, che non sarà legalizzata.
In Irlanda, invece, il referendum ha portato alla revisione della Costituzione, con l’aggiunta di una clausola che equipara in tutto e per tutto le nozze omosessuali a quelle etero. Una mossa necessaria (la revisione costituzionale passa obbligatoriamente per una consultazione popolare), ma rischiosa: più di un giurista ha storto il naso, perché ha sottoposto al voto popolare il diritto fondamentale di una minoranza (che, per sua stessa natura, dovrebbe essere protetta dalla politica). Il problema non si porrebbe da noi, perché la nostra Costituzione parla genericamente di coniugi, quindi basterebbe modificare il codice civile con una legge ordinaria.
Il disegno di legge in esame in commissione, ad ogni modo, è ancora lontano dall’introdurre nel nostro ordinamento il matrimonio omosessuale, come invece è già avvenuto in diversi Stati europei, fra cui Gran Bretagna, Spagna, Francia, Belgio e i Paesi scandinavi (ragion per cui parecchi esponenti della comunità gay parlano di un accordo al ribasso), ma rappresenterebbe ugualmente un passo avanti di cui l’Italia ha bisogno. Nel frattempo, comunque, bisognerà avere ancora un po’ di pazienza, perché in vista delle elezioni di domenica prossima i lavori parlamentari sono sospesi. Il dibattito ricomincerà il 3 giugno, con l’ipotesi di adottare il “canguro”, ossia di accorpare gli emendamenti simili per ridurli di numero e arrivare in aula il prima possibile.

Anna Bigano

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