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Russiagate: Michael Flynn
disposto a testimoniare
in cambio dell'immunità

Si era dimesso il 13 febbraio scorso

dopo lo scandalo su legami con Mosca

di Luisa Vittoria Amen31 Marzo 2017
31 Marzo 2017

WASHINGTON, DC - FEBRUARY 04: Lt. Gen. Michael Flynn, director of the Defense Intelligence Agency, testifies during a hearing before the House (Select) Intelligence Committee February 4, 2014 on Capitol Hill in Washington, DC. The committee held a hearing to examine threats to the U.S. from all around the world. (Photo by Alex Wong/Getty Images)

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn ha dato la sua disponibilità a testimoniare di fronte all’Fbi e ai membri del Congresso sul cosiddetto “Russiagate”, chiedendo in cambio l’immunità. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale il generale in pensione avrebbe riferito all’Fbi e ai membri del Congresso degli Stati Uniti che stanno indagando sui legami del team elettorale di Trump con i rappresentanti del Cremlino, di essere pronto a parlare.

Michael Flynn aveva assunto il ruolo di Consigliere per la sicurezza nazionale lo scorso 20 gennaio, con l’insediamento del Presidente Donald Trump, ed era stato costretto alle dimissioni dopo soli 24 giorni, il 13 febbraio, in seguito allo scandalo Russiagate. Flynn avrebbe intrattenuto legami con l’ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak, con il quale aveva discusso delle sanzioni americane contro Mosca mentre era ancora un semplice privato cittadino.

L’ex generale avrebbe formalizzato la richiesta tramite il suo legale Robert Kelner, che in seguito alle rivelazioni del Wall Street Journal ha diffuso un comunicato in cui fa sapere che Flynn «ha una storia da raccontare e intende raccontarla se le circostanze lo permettono. Nessuna persona assennata- prosegue Kelner -che sia ben consigliata si sottoporrebbe alle domande in un tale ambiente altamente politicizzato, da caccia alle streghe, senza prima aver avuto rassicurazioni contro un procedimento non equo».

Dalla sua, l’ex consigliere ha tre ex collaboratori del Presidente, Paul Manafort, l’ex adviser Roger Stone e Carter Page. Anche loro implicati nelle indagini sul Russiagate, hanno già reso noto tramite i loro avvocati che testimonieranno senza la promessa di immunità.

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