ROMA – Il vertice di governo a Palazzo Chigi per decidere se blindare il testo della riforma o aprire a spiragli di modifica si consuma mentre i magistrati si mobilitano la protesta. Nella mattinata di giovedì 27 febbraio la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il guardasigilli Carlo Nordio hanno discusso sulla riforma della giustizia e continuano a spingere per la separazione delle carriere. La stessa proposta di legge che ha portato l’Associazione nazionale magistrati a indire uno sciopero in tutta Italia, che al momento registra un’adesione intorno all’80%. A margine della riunione del governo sarebbe però emerso uno spiraglio. “Siamo aperti al dialogo con la magistratura”, la linea appresa dall’Ansa da più fonti.
Il flash mob dei magistrati sulla scalinata della Cassazione a Roma, ha aperto la giornata. La protesta delle toghe, con la coccarda tricolore e una copia della Costituzione in mano in Piazza Cavour, è accompagnata dalle parole rilasciate dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi. “Non è uno sciopero contro qualcuno ma a difesa di una serie di principi della Costituzione in cui fermamente crediamo e che sono fondamentali per i cittadini. È tutto fuorché una difesa di casta. Noi non difendiamo nessun privilegio”. Parodi si dice preoccupato della rivisitazione del ruolo del pm e che “possa essere condizionato dai poteri forti”.
A Milano, invece, è atteso un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia mentre il presidente del Tribunale milanese annuncia l’adesione allo sciopero di “circa il 90%” dei magistrati”. E ancora Genova, Napoli e altre 29 città italiane saranno teatro di manifestazioni. Lo scontro con la maggioranza di governo arriva a meno di una settimana dall’incontro con la premier Giorgia Meloni, in programma il prossimo 5 marzo. “Un’occasione di confronto per cercare di spiegare ancora una volta le nostre ragioni rispetto alle obiezioni che poniamo sulla riforma” ha dichiarato il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti. Parole rispedite al mittente dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che ha ribadito l’assenza di “interventi punitivi contro la magistratura” e “nessun spirito di rivalsa”.