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Regionali, a tre giorni dal voto la Cassazione spiazza De Luca: «Sulla Severino non decide il TAR»

di Alessandro Testa28 Maggio 2015
28 Maggio 2015

vincenzo-deluca (perpesso)Poche ore e sapremo chi avrà vinto le elezioni regionali 2015. Nel frattempo tutti i partiti si concentrano sulla questione morale, con la nuova tegola della Corte di Cassazione sul candidato del pd Vincenzo De Luca, che anche in caso di vittoria rischia di non poter governare.

La legge Severino. La suprema Corte ha infatti deciso questa mattina, con un ordinanza, che sui ricorsi contro la legge Severino – nella fattispecie, quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris – la competenza è del tribunale ordinario e non del Tar. Le conseguenze sono molteplici: innanzitutto decadono automaticamente tutti i ricorsi già depositati presso la Corte Costituzionale (dato che i Tar, che hanno sollevato la “questione di costituzionalità”, non erano legittimati a farlo). Soprattutto però, in caso di vittoria il candidato del Pd Vincenzo De Luca non potrebbe contare sulla tradizionale “sospensiva” e il Governo (quindi lo stesso premier-segretario Matteo Renzi) dovrebbe sospenderlo per 18 mesi appena dopo l’insediamento. In base allo statuto della Campania, l’ex sindaco di Salerno non dovrebbe nemmeno avere il tempo di nominare un vice, perciò la Regione potrebbe restare nel caos per mesi.

Gli “impresentabili”. Domani, invece, la commissione parlamentare Antimafia, presieduta dalla democratica – ma esponente della minoranza interna – Rosy Bindi, dovrebbe rendere noti i nomi dei candidati dal profilo etico discutibile perché con pendenze giudiziarie ancora non definitive per gravi reati (ammessi dalla legge Severino, ma esclusi dal codice di autoregolamentazione dei partiti). In base alle prime anticipazioni solo in Liguria non si registrerebbero casi; in ogni caso, i problemi principali sembrerebbero concentrati nelle liste locali di supporto ai partiti maggiori. Matteo Renzi ha affermato solennemente che «il pd non prende lezioni di legalità perché ha fatto in poco tempo quelle leggi anticorruzione di cui gli altri hanno parlato inutilmente per 15 anni». Caustici invece Nicola Fratojanni, di Sel – secondo cui le liste di supporto sono solo delle foglie di fico utili a prendere «pacchetti di voti» e gli esponenti del Movimento Cinque stelle, che rivendicano di essere «gli unici a chiedere ai potenziali candidati il certificato penale e quello dei carichi pendenti».

Berlusconi. Chi non perde la speranza di una clamorosa rimonta è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che sogna di confermare le giunte di Centrodestra in Veneto (con il leghista Zaia) e Campania (con il forzista Caldoro) e di strappare la rossa Liguria con Giovanni Toti grazie al “disturbo” operato dal candidato di sinistra Luca Pastorino, vicino a Civati, che ha lasciato il pd per candidarsi. «Se tutti i moderati andassero a votare vinceremmo 7-0», ha affermato questa mattina l’ex Cavaliere a Radio anch’io – ribadendo che secondo lui di fronte ad un eventuale 4-3 «Renzi dovrebbe dimettersi, come fece D’Alema [che però perse 6-9, ndr.] nel 2000».

Alessandro Testa

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