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HomeCronaca Razzismo, ricerca Swg: 55% italiani lo giustifica, 65% chiuso ai migranti

Razzismo, ricerca Swg
55% italiani lo giustifica
65% chiuso ai migranti

Cala la fiducia nei confronti delle ong

Vicini di casa: rom poco accettati

di Dino Cardarelli15 Novembre 2017
15 Novembre 2017

Migrants disembark from the Spanish ship 'Cantabria' in the harbour of Salerno, Italy, 05 November 2017. Spanish Navy ship rescued on 03 November over 375 migrants. 26 women died as they were trying to reach Italian coast. ANSA/ CESARE ABBATE

Il 55% degli italiani pensa che il razzismo possa essere giustificato e il 65% dichiara la propria chiusura verso i migranti. È quanto emerge dall’indagine di Swg “Nella società del rischio le paure emergenti”, che viene presentata oggi nel quarto congresso di Legacoopsociali, a Roma. Alla domanda se determinate forme di razzismo e discriminazione possano essere giustificate, solo il 45% risponde “no, mai”. Per il 29% “dipende dalle situazioni”; il 16% risponde “solo in pochi casi specifici”; il 7% “nella maggior parte dei casi” e il 3% “sempre”.

Sui flussi di migranti, il 36% ritiene che si debba accogliere soltanto chi scappa dalla guerra e respingere chi arriva perché è povero, contro il 29% che vorrebbe respingerne il più possibile e il 23% che ne accoglierebbe molti. In calo la fiducia verso le ong: il 43% ne ha poca; il 28% non ne ha per niente. Se si occupano di immigrati, la fiducia scende di altri 4 punti.

Tra le varie nazionalità ed etnie, indiani e bengalesi risultano i più simpatici, rom e sinti i più antipatici. Come vicini di casa, i più “accettabili” risultano ebrei, omosessuali e poveri. Rom, tossicodipendenti, musulmani e immigrati extra Ue i meno desiderati.

La ricerca indaga anche sul “sentiment” sociale degli italiani. In base a reddito e condizioni di vita, il 61% si colloca nei ceti medio-bassi della società e il 41% ritiene che la sua condizione sia peggiorata. Per l’8% è migliorata. Per il 43% è rimasta la stessa. Il 68% degli italiani si sente “escluso” rispetto al contesto sociale ed economico.

L’86% si dice favorevole a un cambiamento, ma su “come” cambiare, il 41% pensa serva una rivoluzione, il 49% ritiene più opportuna la strada delle riforme. Sorprende che un italiano su quattro pensi che ci vorrebbe “una dittatura di 4-5 anni per ripulire a fondo il paese” contro un 66% che chiede “un parlamento e un governo determinati a fare interventi radicali e progressivi entro 10 anni”.

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