Mentre il presidente russo Vladimir Putin festeggia il suo 63esimo compleanno giocando a hockey, alcune navi dal Mar Caspio sparano altri 26 missili da crociera contro undici posizioni dell’Isis e dei ribelli anti-Assad, alzando il livello di una campagna di Siria sempre più feroce e che prosegue tra assalti e polemiche diplomatiche. Gli obiettivi colpiti si trovano nelle province di Raqqa, Aleppo e Idlib, mentre il capo di Stato maggiore delle forze armate siriane, generale Ali Abdullah Ayub, annuncia l’avvio di una vasta offensiva volta a eliminare i centri terroristi.
Si inaspriscono, intanto, le relazioni con gli americani, con il segretario alla Difesa Ash Carter che respinge la richiesta russa di cooperare in Siria, giudicando «sbagliata» la strategia di Putin. «Gli Stati Uniti non sono pronti a collaborare con la Russia se continua a perseguire una strategia errata» ha ribadito Carter, riferendosi alla mossa di colpire obiettivi non Isis. Il portavoce del Dipartimento di stato americano, John Kirby, ha confermato che oltre il 90% dei bombardamenti russi in Siria non sono contro i jihadisti dello stato islamico o di al Qaida, ma contro gli oppositori di Assad.
Una tensione, quella tra Russia e Stati Uniti, che emerge anche nei cieli, teatro dei combattimenti. Ieri, velivoli russi avrebbero incrociato vicino ai droni Usa, mentre un jet statunitense in missione ha cambiato rotta per evitare l’incontro con quelli di Mosca. La Nato, dal canto suo, ha segnalato l’arrivo di rinforzi dalla Russia e la presenza di dieci navi davanti alla costa siriana, avvertendo il Cremlino di aver violato i cieli turchi.
«In Siria – ha sottolineato il segretario generale della Nato, Jeans Stoltenberg – a lungo termine non c’è soluzione militare e Assad deve lasciare il potere. La Russia non mira all’Isis ma agli altri gruppi e sostiene il regime di Assad».
E intanto si rafforza, nelle ultime ore, il filo del dialogo che lega Italia e Stati Uniti nelle fitte trame della politica internazionale sul fronte della lotta all’Isis. Nel corso della conferenza stampa congiunta con il segretario americano alla Difesa, Ash Carter, il ministro italiano della Difesa, Roberta Pinotti, ha sottolineato che per l’ Iraq «non c’è un orientamento già preso» e che al momento il governo sta valutando attentamente la situazione. Poi, parlando dell’ Afghanistan, il ministro Pinotti ha ribadito la necessità di non lasciare solo il Paese, d’intesa con il capo del Pentagono che ha sottolineato la necessità di mantenere i contingenti.
La svolta nella strategia dell’Italia nella guerra allo Stato Islamico – come anticipato dal Corriere della Sera – riguarda anche i Tornado che partecipano alla coalizione occidentale contro l’Isis e che dovrebbero svolgere missioni di bombardamento nelle zone dell’Iraq controllate dal Califfato. I quattro Tornado ora basati in Kuwait saranno, infatti, configurati come cacciabombardieri e non più come aerei da ricognizione.
Samantha De Martin