Spazio, ultima frontiera: la sonda New Horizons arriva su Plutone dopo aver esplorato in 9 anni tutti i pianeti del sistema solare. Alle 13,49 ora italiana lo storico appuntamento con l’ultimo pianeta del nostro Sistema, in un passaggio ravvicinato di circa 12 mila chilometri. Una volta terminate le analisi, l’esplorazione di New Horizons continuerà con altri fly-by su altri corpi della misteriosa fascia di Kuiper.
Scoperto nel 1930 dall’astronomo Clyde Tombaugh, Plutone è stato considerato per più di 70 anni il nono e più esterno pianeta del sistema solare. Ma nel 2006, tecniche osservative più moderne hanno in parte cambiato il modello del sistema solare, con la scoperta del pianeta nano Eris, che pur essendo più piccolo di Plutone, è più massiccio del 27 per cento: l’Unione Astronomica Internazionale ha “declassato” così Plutone al ruolo di pianeta nano, perché quello che gli manca per essere un pianeta a tutti gli effetti non è tanto la massa, ma un’orbita “ripulita” dalla presenza di altri oggetti orbitali, indice di un processo di formazione planetaria pienamente compiuto. Il planetoide è interessante per due caratteristiche: è l’ultima frontiera ma anche il primo di una vastissima popolazione di oggetti della cosiddetta terza zona, la Fascia di Kuiper, un’area ai confini del Sistema Solare in cui giacciono centinaia di corpi di ghiaccio oltre l’orbita di Nettuno.
Il primo obiettivo della sonda NASA sarà ottenere, grazie agli strumenti Ralph e LORRI (Long Range Reconnaissance Imager), una mappatura dettagliata della superficie, con una risoluzione di soli 50 metri, cercando in particolare segni di precipitazioni nevose o di criovulcanismo, cioè di fenomeni eruttivi di ghiaccio dagli strati più profondi del pianeta. La caratterizzazione dell’atmosfera plutoniana sarà invece il compito di Alice, uno strumento progettato per catturare le firme caratteristiche dei diversi elementi presenti e di misurare temperatura e pressione in funzione dell’altitudine. SWAP (Solar Wind Around Pluto) e PEPSSI (Pluto Energetic Particle Spectrometer Science Investigation), altri due strumenti montati sulla sonda, raccoglieranno campioni dell’alta atmosfera e informazioni sulla sua interazione con il vento solare, il flusso di particelle cariche emesso dal Sole. VBSDC (Venetia Burney Student Dust Counter) continuerà invece con il compito che ha svolto finora: andare a caccia di polveri, cioè dei microscopici grani di materiale proiettati nello spazio in seguito a collisioni tra asteroidi, comete e anche oggetti della Fascia di Kuiper durante il lungo viaggio di New Horizon. Rex (Radio Science Experiment) infine, raccoglierà le emissioni radio della superficie di Plutone per ricavare informazioni sulle differenze di temperature tra il giorno e la notte del pianeta.
«Non abbiamo trovato nuove lune o anelli tipo quelli di Saturno, Urano e Nettuno. Per molti di noi scienziati è stata una sorpresa scientifica – ha detto Alan Stern, principal investigator della missione il giorno in cui è stata corretta la rotta – Di conseguenza, non è necessario alcun aggiustamento della traiettoria per evitare potenziali pericoli». «Come Marte, ma per motivi diversi, è rosso – ha spiegato Simon Porter della Nasa – i colori e le caratteristiche dei suoi variegati terreni si stanno definendo nelle immagini. Già da ora possiamo dire che Plutone non assomiglia a nessun altro corpo nel sistema solare».
Le nuove immagini inviate sulla terra mostrano due facce piuttosto differenti. Una presenta alcune singolari macchie scure, del diametro di circa 500 chilometri distribuite lungo la linea equatoriale.
Renato Paone