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Lazio, dopo le dimissioni della Polverini è già clima elettorale

di Federica Macagnone25 Settembre 2012
25 Settembre 2012

«E’ il giorno dell’amarezza e della riflessione». E’ stata la risposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a chi gli chiedeva se stesse pensando di sciogliere anticipatamente la giunta  comunale per indire un unico election day. La regione Lazio stamane si è svegliata senza un presidente perché Renata Polverini si è dimessa. Non ha resistito come le aveva chiesto nei giorni scorsi l’ex premier Silvio Berlusconi. Non ha resistito al peso dei commenti al vetriolo che si sono susseguiti sui giornali e nei palazzi del potere. «Una decisione irrevocabile», ha dichiarato la governatrice del Lazio.  La scelta è arrivata dopo una giornata in cui si erano rincorse le voci sui movimenti della governatrice  travolta dallo scandalo sui fondi per i gruppi regionali e le spese folli dei consiglieri del Pdl. Difende la giunta e parla dei membri del consiglio come «personaggi da operetta» . E così, da donna «felice e libera», ha detto basta. «Comunico ciò che avevo già esposto a Napolitano e a Monti», ha dichiarato in conferenza stampa. «Prima di comunicarlo a voi, ho atteso prima di incontrare i leader della coalizione che mi sostiene. La decisione è irrevocabile. Arriviamo qui puliti la giunta ha operato bene e ha portato risultati importanti. La giunta interrompe la sua azione a causa di un Consiglio che non considero più degno. Questi signori li mando a casa io senza aspettare ulteriori sceneggiate, con questi malfattori io non ho nulla a che fare».
La governatrice non risparmia nessuno e annuncia la sua intenzione di levarsi gli ultimi sassolini dalla scarpa: «Ciò che ho visto lo dirò. Le ostriche viaggiavano comodamente già nella giunta prima di me, quindi io non ci sto, non ci sto alle similitudini e nessuno si permetta di dire una parola su me e i miei collaboratori».
Polverini irremovibile. Sembrava quasi che le richieste di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano avessero convinto la governatrice a rimanere. Ma l’affondo di Pier Ferdinando Casini è stato letale. «Il mio giudizio – ha spiegato il leader dell’Udc – è che dopo il marcio che è emerso, con la cupola che è venuta fuori, qualcosa di schifoso, bisogna restituire la parola ai cittadini. Questa è la mia opinione, posso anche andare in minoranza».
Le conseguenze delle dimissioni. Con la Polverini che lascia, ad abbandonare le poltrone ci saranno   anche tutti gli assessori della giunta e i consiglieri. L’articolo 44 dello statuto della Regione Lazio detta: «Le dimissioni volontarie la rimozione, la decadenza, l’impedimento permanente e la morte del presidente della Regione comportano le dimissioni della giunta regionale e lo scioglimento del consiglio regionale».
I possibili nomi. Il voto anticipato entro sei mesi fa partire il totonomi per la candidatura a governatore. Nel Pd a correre per la Regione potrebbe esserci l’ex presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ma non è esclusa la candidatura dell’attuale ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi, sul cui nome potrebbe convergere anche l’Udc.

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