Trasformare i cinema abbandonati in spazi commerciali rischia di appesantire la città “con maggiori carichi urbanistici”. “Secondo la destra basta consentire il cambio di destinazione d’uso e qualunque cosa può diventarne un’altra, come fosse una bacchetta magica”. Non usa mezzi termini Massimiliano Valeriani, consigliere del Partito Democratico in Regione Lazio, per commentare la proposta di legge regionale sulla semplificazione urbanistica che promette di riqualificare le sale chiuse e abbandonate della Capitale.
Dopo l’appello di attori e registi, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha incontrato i rappresentanti del settore cinematografico. Lei pensa che la soluzione per rilanciare le sale della Capitale sia vicina?
“Me lo auguro ma credo sia difficile. Per farlo ci vorrebbe un’amministrazione regionale attenta a tutelare e valorizzare sia la cultura sia la città, ma purtroppo non è così. La questione della riconversione dei cinema abbraccia entrambe le questioni. Consentire la loro trasformazione in spazi commerciali significa da un lato infliggere il colpo di grazia alla possibilità di rilanciare questi presidi culturali; dall’altro vuol dire sia creare maggiori difficoltà al commercio di prossimità che già è in crisi, sia appesantire la città con maggiori carichi urbanistici: un centro commerciale produce più rifiuti, ha bisogno di parcheggi, carica e scarica merci continuamente, contribuendo a ingolfare il traffico”.
Come opposizione cosa avete fatto?
“Abbiamo sottoposto queste criticità alla destra ma non ha voluto ascoltarle. Il punto è che a questa amministrazione non interessa né la cultura né la città, a meno che non ci sia da accontentare qualcuno, come quando provarono a comprare con i soldi pubblici il Teatro Eliseo del loro amico Barbareschi. In quel caso erano disposti a stanziare decine di milioni”.
Secondo Rocca a trasformare i cinema in sale bingo è stata la sinistra.
“Invece di fare battute sul passato, il presidente Rocca dovrebbe guardare il presente e il futuro. È passato più di un quarto di secolo da allora, parliamo dello scorso millennio e a me sembra che il contesto sia cambiato radicalmente. Di questo spero se ne renda conto anche Rocca. Si tratta di guardare avanti e non al passato, questo dovrebbe fare un’amministrazione seria. Noi, ad esempio, ereditammo una sanità disastrata dalla giunta Storace, i nostri ospedali pubblici erano finiti a fare da garanzia con le banche per i debiti che la destra aveva fatto: noi lavorammo per sistemare quanto avevamo trovato e se oggi la sanità regionale sta meglio di 12 anni fa è perché abbiamo guardato avanti, non indietro”.
Lei crede che la semplificazione urbanistica sia soltanto un pretesto per destinare ad altro uso le sale?
“Evidentemente alla destra piacciono gli ossimori: parlano di semplificazione quando in realtà, se queste misure venissero approvate, andremmo incontro a diverse complicazioni. Usano la scusa dello stop al consumo di suolo per cosa? Ovviamente per consumare altro suolo. Il tema vero è che l’urbanistica è una materia complessa che prevede regole e norme, non si può improvvisare. Secondo la destra basta consentire il cambio di destinazione d’uso e qualunque cosa può diventarne un’altra, come fosse una bacchetta magica. Per cui una cantina diventa una casa, un cinema diventa un centro commerciale, un annesso agricolo diventa un asilo nido o una struttura ricettiva”.