ANKARA – La prefettura di Ankara ha deciso: fino al 1° aprile non si possono tenere manifestazioni. Una mossa che vuole frenare il sostegno della popolazione al sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, arrestato per corruzione e sospeso dall’incarico in quanto primo oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan. Una scelta subito condivisa dalla città di Smirne, la terza più grande del Paese. “Azioni ed eventi non autorizzati”, si legge nella nota diffusa dalle autorità, “continuano in tutta la nostra provincia e coloro che partecipano a queste azioni ricorrono alla violenza. Si osserva che sussiste una minaccia per la sicurezza della vita, della proprietà delle persone e che la proprietà pubblica è stata danneggiata”.
Una decisione inevitabile, visto che il vento della protesta non accenna a placarsi, in Turchia. La società civile continua a manifestare, un incendio che continua a divampare per tutta la nazione, un fuoco che neanche gli idranti della polizia riescono a spegnere. Che prosegue anche dopo la messa in custodia di 1.133 persone, tra cui 9 giornalisti. La popolazione turca si stringe attorno a Imamoglu.
Proprio ieri 24 marzo il Chp, il Partito popolare repubblicano, lo ha investito ufficialmente come candidato alle presidenziali contro Erdogan.