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HomeCronaca Il capo della milizia libica al-Kikli torna in Italia: è accusato di torture e omicidi

Dopo il caso Almasri
il ritorno di Gheniwa
"501 torture e omicidi"

L'Onu lo lega al traffico di migranti

e al controllo delle prigioni libiche

di Alessio Garzina21 Marzo 2025
21 Marzo 2025
libia

Abdel Ghani al-Kikli ricoverato in una struttura privata romana | Dal profilo Twitter di Husam El Gomati

ROMA – Dopo il caso Almasri, fa discutere il ritorno in Italia di Abdel Ghani al-Kikli, noto come Gheniwa, leader dello Stability support apparatus, la milizia libica accusata di gravi violazioni dei diritti umani. Figura chiave nello scenario post-Gheddafi, è considerato dagli osservatori internazionali uno degli uomini più potenti e temuti dell’area di Tripoli.

Secondo il quotidiano la Repubblica, che per primo ha diffuso la notizia, il comandante è atterrato a Fiumicino il 20 marzo, accompagnato da una delegazione libica di alto livello. Attualmente, sarebbe ricoverato in una struttura sanitaria privata dell’Eur. “Si tratta di un uomo su cui pendono accuse pesantissime, tra cui torture e uccisioni”, ha scritto il politologo Anas El Gomati su X, rilanciando anche una foto della visita romana.

Gheniwa non è nuovo a viaggi in Italia. A luglio aveva assistito alle finali del campionato libico per sostenere l’Al Ahly club, una squadra da lui stesso controllata, secondo quanto riportato nel più recente dossier degli esperti Onu.

Dietro al volto pubblico da dirigente sportivo si cela una realtà ben più oscura. Dal 2014 il suo nome compare nei rapporti delle Nazioni Unite, legato a episodi di abusi, detenzioni arbitrarie e violenze sistematiche. L’Ssa, l’organizzazione che guida, è indicata come attore centrale nel traffico di esseri umani, in collaborazione con funzionari della Guardia costiera e dell’autorità per l’immigrazione. “La missione ha raccolto elementi credibili che dimostrano la complicità di alti funzionari nel sequestro di migranti e nella richiesta di riscatti per il loro rilascio”, si legge in un report del 2023.

Secondo le principali organizzazioni per i diritti umani, centinaia di persone sarebbero transitate nei centri di detenzione controllati dallo Stability support apparatus, come quelli di Abu Salim, Ayn Zarah e Maya, veri e propri buchi neri dove – denunciano Amnesty International e Libya Crimes Watch – si consumano torture sistematiche, violenze sessuali, estorsioni e sparizioni forzate. Nei rapporti dell’Onu, la struttura guidata da Gheniwa è descritta come un attore centrale nella filiera del traffico di esseri umani, in collaborazione con segmenti della Guardia costiera libica e della Direzione per la lotta all’immigrazione illegale. “Abbiamo raccolto elementi concreti che dimostrano come alti funzionari abbiano cooperato con trafficanti e milizie per intercettare migranti e richiedere pagamenti in cambio della libertà”, si legge nel report. L’apparato – si aggiunge – ha ricavato profitti considerevoli da un sistema basato su prigionia, lavoro forzato e schiavitù. Eppure, nonostante le denunce, le indagini e una corposa documentazione – come la denuncia di 189 pagine presentata alla Corte penale internazionale – Abdel Ghani al-Kikli continua a viaggiare, apparire in pubblico e mettere piede in Europa. Senza che, almeno per ora, qualcuno lo fermi.

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