NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 13:00 del 28 marzo 2025

HomeEsteri GOLPE D’EGITTO 3/ Israele guarda con attenzione alla situazione egiziana Si teme anarchia e disordini ai confini

GOLPE D’EGITTO 3/ Israele guarda con attenzione alla situazione egiziana Si teme anarchia e disordini ai confini

di Leonardo Rossi04 Luglio 2013
04 Luglio 2013

Con Morsi nelle mani dei militari le ansie dello Stato di Israele stanno prepotentemente riemergendo. Con il Sinai in bilico, che viene da tempio considerato terra di nessuno, le forze israeliane continuano a collaborare, secondo il quotidiano Haaretz, con le truppe egiziane. La cooperazione militare continua a tenere in piedi canali di comunicazione efficienti anche per monitorare la situazione sui confini della Striscia di Gaza. Sembra però che sui principali canali di informazione israeliana l’affare egiziano sia, volutamente, portata con un basso profilo.
Israele si trova in un momento delicato. Il premer, Benjamin Netanyahu, ha da poco riaperto un fronte di dialogo con i palestinesi, con la mediazione americana, che però potrebbe saltare se, con un Egitto a trazione salafita guidato da Al Nour, il movimento estremista Hezbollah potesse diventare ancora più incisivo nelle dinamiche governative della Striscia. «Il sentimento che viene fuori dall’Egitto ha sempre un impatto sulla Striscia, e non di meno su tuttala WestBank» ha spiegato Dore Gold, un consigliere diplomatico di Netanyahu.
Qualora si assistesse a un collasso dello Stato egiziano, i peggiori incubi di Israele si realizzerebbero: avanzata dell’islamismo, violenza antiebraica, erosione del potere centrale e connesso sviluppo di potere dei ras decentrati, con l’impossibilità di avere un canale comunicativo con un potere sicuro. Nell’altro caso, quello di un governo militarizzato, il timore israeliano è che il paese non sia in grado di reggere gli eventuali cambiamenti imposti da un governo militare; secondo un ufficiale israeliano l’Egitto «è come una barca sballottata tra le rocce e con una capacità di resistenza limitata. Non tiene la barra dritta». «Il problema – continua il militare – è il ruolo dominante della nazione in questione».
È stato interessante notare che il portavoce del governo israeliano si è rifiutato di commentare i fatti egiziani, forse per il timore di aizzare ulteriori pregiudizi nei confronti degli ebrei, o peggio ancora, poter far rinascere l’idea di un complotto, ipotesi che avrebbe potuto potenziare il ruolo della Fratellanza, che in questo momento sta franando in maniera irreversibile. Prova di questa situazione difficile è l’omicidio di una decina di Fratelli Musulmani avvenuta ieri, per mano di una folla inferocita, proprio al Cairo. Intanto al Corriere della Sera, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato di guardare alla situazione in Egitto con «vera attenzione». La situazione è delicata perché lo Stato israeliano si confronta anche con il lento sgretolarsi del potere siriano che li costringe a vivere sempre sull’attenti sia al nord del paese che al sud conla Strisciadi Gaza. Il mondo arabo segue, al contrario, con interesse l’evolversi della situazione, mantenendo un distacco diplomatico, necessario per l’occasione. Facendo però sorgere qualche interrogativo. Pur avendo visto il governo filo sunnita cadere, l’Arabia Saudita ha fatto pervenire un cablo al nuovo presidente ad interim, Adli Mansour, per congratularsi con lui. Decisione che lascia perplessi. Perché l’Arabia Saudita, patria del sunnismo più ortodosso, che si congratula con un presidente prodotto da un colpo di Stato che ha scalzato il controllo dei Fratelli Musulmani, appendice politica del sunnismo spirituale, non è indice di una linea politica mossa da un’ideologia religiosa predefinita, ma soltanto dal buon vecchio motto della “ragion di Stato”.

Ti potrebbe interessare

logo ansa
fondazione roma

ARTICOLI PIU' LETTI

Carlo Chianura
Direttore delle testate e dei laboratori
Fabio Zavattaro
Direttore scientifico
@Designed & Developed by Bedig