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HomeEsteri Gli effetti del voto, lo storico Falanga: “Berlino può essere ancora locomotiva d’Europa”

“I rapporti Germania e Italia
non sono messi in discussione
dalle elezioni tedesche"

Lo storico Gianluca Falanga a Lumsanews

“L’Europa vive un passaggio epocale”

di Elisabetta Guglielmi24 Febbraio 2025
24 Febbraio 2025
elezioni germania

Lo storico Gianluca Falanga

BERLINO – “L’Europa sta vivendo un passaggio che si prefigura epocale. Ed è proprio in questo contesto internazionale ed europeo in movimento” che si sono tenute le elezioni in Germania. A parlare dell’importanza di queste elezioni è Gianluca Falanga che, dalla sua casa vicino a Berlino ha affidato a Lumsanews alcune considerazioni sul futuro del Paese. Storico e ricercatore, Falanga lavora da anni nella Capitale tedesca in qualità di consulente scientifico del museo della Stasi. Nel corso della sua carriera ha dedicato numerose opere alla storia del Nazismo e della Stasi, consapevole dell’importanza del passato come cardine per non perdere la memoria storica.

Qual è l’importanza che queste elezioni anticipate avranno nella storia della Germania?

“Sarà il tempo a dire se saranno elezioni storiche. Sicuramente si tratta di un passaggio delicato, perché innanzitutto sono state elezioni anticipate ed è solo la quarta volta che ciò avviene dalla Seconda guerra mondiale. Elezioni che si tengono poi in un contesto internazionale ed europeo in movimento. Le ultime dichiarazioni di Donald Trump profilano una svolta a livello dei rapporti transatlantici. La Germania è sicuramente una risorsa se l’Europa e deve trovare per questo una nuova identità”.

Del resto, la Germania viene spesso definita la locomotiva dell’Europa.

“Anche se sta attraversando una fase recessiva, con sfide molto importanti nella riorganizzazione di un sistema economico in un’epoca determinata dal digital e da dinamiche globali, la Germania resta un paese estremamente forte, stabile, grande. In questo senso sì, può essere ancora la locomotiva che è stata. Bisognerà vedere però come l’Europa vivrà il passaggio, che si profila davvero storico ed epocale, della rottura dei rapporti con gli Stati Uniti”.

Dal punto di vista europeo, quali saranno i rapporti tra la Germania e l’Italia?

“Nonostante il colore dei governi, i rapporti tra le due nazioni non sono mai degenerati. Rispetto all’ultimo governo tedesco, l’Italia era chiaramente quasi agli antipodi. Anche se il governo italiano sulle grandi questioni internazionali non ha mai preso posizioni particolarmente lontane da quello che era un po’ la linea decisa Bruxelles. I rapporti fra Germania e Italia non sono in discussione e non lo saranno neanche ora che bisognerà rilanciare il progetto europeo”.

Siamo abituati all’idea che la Germania abbia fatto i conti con il passato, sia del nazismo, sia del comunismo. In questa campagna elettorale, invece, il passato è tornato in modo molto confuso. Che cosa ci può dire a riguardo?

“Questa confusione sul passato è dovuta a un uso politico della storia. L’espressione “fare i conti” semplifica quello che è stato in realtà un lungo processo che dalla rimozione ha portato alla riscoperta di quello che era il fardello delle responsabilità. La vera problematica è che questo partito che sta ottenendo maggior seguito sembra quasi voler ribaltare quello che è il canone memoriale della Germania, le idee maturate negli ultimi quaranta anni. Questo canone è un perno del sistema della vita democratica, del consenso democratico che informa le istituzioni”.

Il modello economico del Paese ha bisogno di una ristrutturazione dopo la crisi economica. Ma quale ruolo hanno avuto la guerra in Ucraina e il mancato afflusso del gas russo?

“La linea del futuro cancelliere non dovrebbe variare molto sui principi fondamentali, sul rapporto con la Russia e sul discorso della della guerra in Ucraina. Il problema è che c’è una variabile in più. Le posizioni che gli Stati Uniti stanno assumendo metteranno a dura prova una linea politica europea. Dal punto di vista economico, la Germania ha patito molto la questione del gas, ma contrariamente a quanto spesso si dice, se si vogliono guardare le cose un po’ con oggettività e anche con con un certo ottimismo, il Paese è riuscito nel giro di pochi mesi a rinunciare a quella che era una una risorsa fondamentale del suo modello di crescita, cioè il gas russo a basso prezzo, e a cercare di trovare altre altre risorse, altre fonti energetiche reagendo in modo efficace all’emergenza”.

Quindi alternative energetiche che vanno anche verso fonti di energia rinnovabile?

“Certo, anche, nonostante si parli di nuovo del nucleare. In generale proprio il modello produttivo delle fonti energetiche rende la Germania competitiva. Un paese dalle dinamiche produttive, basato sull’organizzazione del lavoro, sulla digitalizzazione di vasti campi del mondo produttivo. Saranno necessari passi decisi in una certa direzione, soprattutto per quanto riguarda il discorso dell’auto. La drammatica crisi della Volkswagen degli ultimi anni testimonia che il Paese è diventato un po’ lento, tecnologicamente non proprio all’avanguardia. La Germania non vuole essere autarchica: è in mezzo al contesto europeo e vuole essere competitiva a livello globale. E può esserlo”.

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