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HomeCultura Giuseppe Lugato, corrispondente e reporter di razza. Il ricordo alla Lumsa

Lumsa ricorda Giuseppe Lugato
l'evento a quindici anni
dalla scomparsa del reporter

Da inviato di guerra a corrispondente

La Cambogia e l'intervista a Clinton

di Irene Di Castelnuovo20 Marzo 2025
20 Marzo 2025

Il ricordo di Giuseppe Lugato del Master in giornalismo dell'Università Lumsa | Foto Lumsanews di Greta Giglio

ROMA – È il 14 febbraio 1983, il giornalista Giuseppe Lugato entra nella Trump Tower. In una delle avenue più prestigiose di New York, sta avvenendo l’inaugurazione del palazzo scintillante di proprietà dell’uomo che trentaquattro anni dopo diventerà presidente degli Stati Uniti. “Vedete, c’è tutto un universo fantastico qui dentro, uno sfavillio di luci e colori”, commenta il corrispondente Rai della Grande mela.

Questo è solo uno dei servizi mostrati in occasione dell’evento organizzato dal Master in giornalismo dell’Università Lumsa in ricordo del reporter a quindici anni dalla sua scomparsa e introdotto dal Rettore Francesco Bonini. Nella redazione in cui tutti i giorni si riuniscono i giornalisti del domani, per circa un’ora e mezza scorrono le immagini dei lavori realizzati da Lugato, intervallati dalle parole degli ospiti.

Inviato di guerra: dall’Afghanistan alla Cambogia

Sullo schermo vengono proiettate immagini di un Afghanistan difficile e quasi impossibile da penetrare: quello dei combattenti dell’Islam, che nel 1979 sfidavano il regime di Kabul. “Si è dovuto vestire come un pastore afghano per passare la frontiera in mezzo ai mujahidin”. Il commento della giornalista Chiara Sottocorona ricorda Lugato nelle vesti di un inviato di guerra mascherato, che ha portato in Italia anche uno spaccato preciso dalla Cambogia del 1981, un “tuffo nell’assurdo” mondo dei Khmer rossi.

La giornalista Chiara Sottocorona | Foto Lumsanews di Greta Giglio

Corrispondente dagli Usa, Lugato intervista Bill Clinton

Ma Lugato è anche il corrispondente dei grandi eventi internazionali tra cui l’incontro tra il presidente Usa Bush e il suo omologo Gorbacëv. Antonio Di Bella, anche lui corrispondente negli Usa per il Tg3 e poi direttore per due volte, ricorda caramente il collega. Spicca per importanza l’intervista al 42º presidente degli Usa Bill Clinton. Intervista che spazia dagli equilibri internazionali alle domande su Silvio Berlusconi e questioni di politica interna.

Antonio Di Bella, corrispondente negli Usa per il Tg3 e poi direttore per due volte | Foto Lumsanews di Greta Giglio

Essere corrispondente in America oggi

Occasione preziosa per far maturare un confronto tra la figura del corrispondente estero di ieri con quello di oggi, fortemente influenzato dal mondo social. “Siamo inondati da post con il presidente Trump che ha scardinato la comunicazione su molti argomenti, con dichiarazioni spesso contraddittorie” – osserva l’inviata Rai Laura Pepe. “Spesso le interviste vengono rilasciate a Fox News, l’emittente repubblicana. È molto difficile fare i conti con la comunicazione Trump, per la tendenza a fare e disfare, dire tutto e il contrario di tutto su temi molto divisivi”.

Laura Pepe, corrispondente Rai negli Stati Uniti | Foto Lumsanews di Greta Giglio

Il saluto finale di Monica Lugato

Un momento per riflettere sui cambiamenti del mestiere che è in corsa per eccellenza. Da qui partono le riflessioni di Monica Lugato, professoressa ordinaria di diritto internazionale alla Lumsa e figlia del giornalista, dedicate agli studenti del Master: “Il giornalista è colui che assicura un valore essenziale per le democrazie, la libertà di espressione attraverso la raccolta delle informazioni. C’è una tradizione del mestiere che va conservata, che è la tradizione del raccogliere le informazioni ma anche di vagliarle criticamente. Non a caso il giornalista dovrebbe essere il watchdog del potere, dovrebbe cioè vigilare sull’esercizio del potere”. 

Monica Lugato, professoressa ordinaria di Diritto internazionale alla Lumsa | Foto Lumsanews di Greta Giglio

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