ROMA – È il 14 febbraio 1983, il giornalista Giuseppe Lugato entra nella Trump Tower. In una delle avenue più prestigiose di New York, sta avvenendo l’inaugurazione del palazzo scintillante di proprietà dell’uomo che trentaquattro anni dopo diventerà presidente degli Stati Uniti. “Vedete, c’è tutto un universo fantastico qui dentro, uno sfavillio di luci e colori”, commenta il corrispondente Rai della Grande mela.
Questo è solo uno dei servizi mostrati in occasione dell’evento organizzato dal Master in giornalismo dell’Università Lumsa in ricordo del reporter a quindici anni dalla sua scomparsa e introdotto dal Rettore Francesco Bonini. Nella redazione in cui tutti i giorni si riuniscono i giornalisti del domani, per circa un’ora e mezza scorrono le immagini dei lavori realizzati da Lugato, intervallati dalle parole degli ospiti.
Inviato di guerra: dall’Afghanistan alla Cambogia
Sullo schermo vengono proiettate immagini di un Afghanistan difficile e quasi impossibile da penetrare: quello dei combattenti dell’Islam, che nel 1979 sfidavano il regime di Kabul. “Si è dovuto vestire come un pastore afghano per passare la frontiera in mezzo ai mujahidin”. Il commento della giornalista Chiara Sottocorona ricorda Lugato nelle vesti di un inviato di guerra mascherato, che ha portato in Italia anche uno spaccato preciso dalla Cambogia del 1981, un “tuffo nell’assurdo” mondo dei Khmer rossi.

Corrispondente dagli Usa, Lugato intervista Bill Clinton
Ma Lugato è anche il corrispondente dei grandi eventi internazionali tra cui l’incontro tra il presidente Usa Bush e il suo omologo Gorbacëv. Antonio Di Bella, anche lui corrispondente negli Usa per il Tg3 e poi direttore per due volte, ricorda caramente il collega. Spicca per importanza l’intervista al 42º presidente degli Usa Bill Clinton. Intervista che spazia dagli equilibri internazionali alle domande su Silvio Berlusconi e questioni di politica interna.

Essere corrispondente in America oggi
Occasione preziosa per far maturare un confronto tra la figura del corrispondente estero di ieri con quello di oggi, fortemente influenzato dal mondo social. “Siamo inondati da post con il presidente Trump che ha scardinato la comunicazione su molti argomenti, con dichiarazioni spesso contraddittorie” – osserva l’inviata Rai Laura Pepe. “Spesso le interviste vengono rilasciate a Fox News, l’emittente repubblicana. È molto difficile fare i conti con la comunicazione Trump, per la tendenza a fare e disfare, dire tutto e il contrario di tutto su temi molto divisivi”.

Il saluto finale di Monica Lugato
Un momento per riflettere sui cambiamenti del mestiere che è in corsa per eccellenza. Da qui partono le riflessioni di Monica Lugato, professoressa ordinaria di diritto internazionale alla Lumsa e figlia del giornalista, dedicate agli studenti del Master: “Il giornalista è colui che assicura un valore essenziale per le democrazie, la libertà di espressione attraverso la raccolta delle informazioni. C’è una tradizione del mestiere che va conservata, che è la tradizione del raccogliere le informazioni ma anche di vagliarle criticamente. Non a caso il giornalista dovrebbe essere il watchdog del potere, dovrebbe cioè vigilare sull’esercizio del potere”.
