BERLINO – Cresce l’estrema destra di Alice Weidel, crolla la Spd di Olaf Scholz. Per capire cosa c’è dietro il voto in Germania è intervenuto a Lumsanews Marco Valbruzzi, politologo e docente dell’Università di Napoli Federico II.
Quali scenari bisogna aspettarsi per la Germania?
“È stato un voto molto netto in linea con le previsioni. Probabilmente andremo incontro a una coalizione tra i due principali partiti europeisti, Cristiano Democratici (Cdu/Csu) e Socialdemocratici (Spd). Anche se, con l’ascesa di Alternative für Deutschland, non si può più parlare di Grande coalizione”.
AfD è la prima forza politica in tutta l’ex Germania Est (Berlino esclusa). Come spiega questo risultato?
“Due fattori spiegano il risultato. Da un lato una crisi economica più concentrata nell’ex Germania dell’Est. Dall’altro il problema migratorio. Mescolando i due elementi, si arriva a una sensazione di malessere nei confronti della democrazia e quindi ne beneficia Afd”.
Inoltre, è stato il partito più votato tra gli operai. Perché?
“Non è una novità. Da almeno due decenni in Europa i cosiddetti partiti populisti di destra intercettano l’elettorato di base dei partiti socialdemocratici, che non si sente più rappresentato. In Germania tutto questo oggi è esploso, però è un trend anche europeo”.
È possibile tracciare un profilo dell’elettorato? Chi ha votato chi e perché?
“È ancora presto, però ci sono alcune tendenze. Una parte che prima sosteneva Spd, ha votato l’estrema destra. Questo dipende dal fattore sociodemografico, ma anche dalla declinazione occupazionale. Il tema che ha smosso maggiormente l’elettorato è stato, come detto prima, il tema migratorio che tocca maggiormente gli abitanti delle periferie. Ci sono poi aspetti legati all’anagrafica. AfD è stato votato da una fascia d’età intermedia, che oscilla tra i 30-40 fino ai 55 anni. Ci sono poi alcune punte anche tra i giovanissimi. Mentre sappiamo che i pensionati e il ceto medio impiegatizio ha sostenuto i Socialdemocratici e in parte anche i Verdi”.
Come spiega un’affluenza così alta?
“È in crescita costante nelle ultime quattro elezioni tedesche. Ciò significa che non c’è una una disaffezione generalizzata nei confronti della democrazia in Europa. Quando la posta in palio è alta e quando ci sono delle offerte politiche particolarmente convincenti, i votanti si mobilitano”.
La Spd non registrava un risultato così disastroso dal 1887. Cosa c’è dietro il tracollo di Scholz?
“Qui ci sono un fattore strutturale e uno contingente. Il primo è un declino progressivo dei partiti socialdemocratici in tutta Europa. Hanno difficoltà nel gestire e nel costruire il proprio elettorato. Il secondo, invece, è legato alla leadership di Olaf Scholz che era partito in quarta, per così dire, pensando di realizzare una svolta epocale nel sistema politico tedesco. Poi però si è rivelata una montagna che ha partorito un topolino”.
Il cordone sanitario contro AfD resisterà anche nei prossimi anni?
“Diventerà più importante. L’Europa e quindi anche la Germania saranno sfidate sia dall’invasione russa dell’Ucraina, sia dall’atteggiamento americano sempre più critico nei confronti dell’Europa. Tutto questo conduce a una collaborazione più stretta tra i partiti pro Europa e, quindi, a una marginalizzazione progressiva di AfD”.
Sul fronte interno, cosa deve fare Friedrich Merz per rilanciare il Paese?
“Deve ridisegnare completamente la struttura economica della Germania. Pensata per un mondo che non esiste più, molto legato alla competizione nei mercati internazionali. Per quanto riguarda il tema migratorio, serve una risposta più seria su quello che riguarda la gestione dei migranti, soprattutto gli irregolari”.
E in politica estera?
“Questa è la sfida maggiore. Deve riaccendere il motore dell’integrazione europea. Se riuscirà a fare questo, avrà dato un significato al suo cancellierato. Altrimenti rischia di emulare Olaf Scholz. Pesa però la sua totale inesperienza di governo”.
Come cambierà il rapporto con l’Italia?
“Questa è un’incognita, non tanto per quello che succederà in Germania, ma per quello che succederà invece nel contesto italiano. L’Italia sta cercando di mantenere buone relazioni con le istituzioni europee, ma anche con Donald Trump. Se Merz dovesse davvero incidere sull’integrazione europea, il governo Meloni potrebbe essere messo all’angolo. La premier, dunque, dovrà scegliere tra l’Europa e Trump. Di conseguenza aumenterebbero le tensioni con la Germania”.
Nell’estrema sinistra, Sahra Wagenknecht ha deluso le aspettative. Perché?
“Un bacino di voti guadagnati da Afd, sono quelli ‘tolti’ proprio all’estrema sinistra. Una novità, invece, è la crescita inaspettata del partito di sinistra Die Linke. Per Wagenknecht quindi c’è stata una doppia sfida che non le ha consentito di superare la soglia di sbarramento del 5%”.