ROMA – “Tutti hanno bisogno di farsi aiutare, anche io. Ma non mi sento in difficoltà, lo giudicheranno gli elettori.” Risponde così Antonio Tajani a chi gli chiede dello scontro con Salvini, innescato dalle parole del senatore leghista, Claudio Durigon, che in un’intervista a Repubblica aveva suggerito al ministro degli Esteri di “farsi aiutare” nelle relazioni con gli Stati Uniti, dato che Forza Italia è in difficoltà perché sostiene “il piano di riarmo di Ursula von der Leyen” che “non ha grandi rapporti con l’amministrazione americana”.
La replica di Salvini: ““Faccio il mio mestiere, mi stupirei se qualcuno lo contestasse”
Ma il suggerimento arrivato dal carroccio non è piaciuto a Tajani che ha ribadito il rispetto dei ruoli istituzionali. Il leader di Forza Italia ha prima ricordato che nel governo, “la politica estera la fanno il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri”, provando poi a spegnere la polemica: “noi preferiamo lavorare non strillare”. Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Salvini che ha cercato di ridimensionare la portata dello scontro, ribadendo gli “splendidi rapporti” con Tajani. Tuttavia, il segretario della Lega ha voluto ribadire la propria autonomia: “Faccio il mio lavoro e sarebbe sorprendente se qualcuno contestasse il fatto che faccio il ministro dei Trasporti e parlo di investimenti sull’alta velocità negli Usa con il vice presidente americano. Linea sposata anche da Riccardo Molinaro, capogruppo della Lega alla Camera, che ha rassicurato: “non c’è crisi di governo, ma Salvini parla con chi vuole”. Ad innescare la polemica era stato il colloquio telefonico tra Salvini e il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Per il carroccio, l’obiettivo della telefonata era “rafforzare la partnership tra Roma e Washington”, ma il confronto aveva acceso lo scontro all’interno della maggioranza.
La posizione di Meloni e la denuncia delle opposizioni
Nello scontro a distanza tra Tajani e Salvini c’è posto anche per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, irritata dalle ultime mosse del leader leghista che ha deciso di agire in solitaria su alcuni dossier internazionali molto delicati, scavalcando il ruolo della Farnesina. Intanto, per le opposizioni la crisi interna alla maggioranza è un segno evidente che “il governo non sta in piedi”. Concetto ribadito dalla segretaria del partito democratico, Elly Schlein, secondo cui in “qualsiasi Paese questo avrebbe già aperto una crisi di governo.”