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HomeEsteri Ft: “Nuovo piano di Israele per occupare Gaza”. Arrestato il regista di No Other Land

Ft: nuovo piano di Israele
per occupare Gaza
"Trump ci appoggia"

Dura offensiva in Siria e Cisgiordania

mentre l'Egitto media per la tregua

di Alessio Garzina25 Marzo 2025
25 Marzo 2025

Striscia di Gaza | Foto Ansa

GAZA – Tel Aviv starebbe considerando l’ipotesi di una nuova occupazione militare della Striscia di Gaza. A riportarlo è il Financial Times, secondo cui l’eventuale piano includerebbe non solo la ripresa del controllo sul territorio, ma anche un’amministrazione diretta. Un cambiamento di prospettiva che, secondo fonti israeliane, trova sostegno nella nuova posizione del presidente americano Donald Trump. “La precedente amministrazione voleva ponessimo fine alla guerra. Trump vuole che la vinciamo”, ha dichiarato un funzionario israeliano al quotidiano britannico, restando anonimo.

Israele torna quindi a riflettere sull’ipotesi di una presenza prolungata nella Striscia. Un alto ufficiale della riserva militare ha confermato al Ft di essere stato messo in allerta per prepararsi a “mesi di combattimenti, vittoria e poi amministrazione”.

Il nuovo piano di Israele per la Striscia

Il piano prevede la deportazione di circa 2,3 milioni di civili palestinesi nella piccola fascia costiera di al-Mawasi, indicata da Tel Aviv come “zona umanitaria”. Secondo analisti militari, per governare Gaza sarebbero necessari almeno 40 mila soldati, divisi in quattro sezioni. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha chiarito che, al momento, “il gabinetto di sicurezza non ha ancora deciso” se procedere.

Nuovi raid israeliani in Siria: colpite le basi di Tadmur e T4

Sul piano militare, Israele ha condotto nuovi attacchi in territorio siriano. Secondo quanto riportato dalle Forze di difesa israeliane (Idf), sono stati colpiti obiettivi a Tadmur (Palmira) e nella base aerea T4, circa 50 chilometri a ovest della città. “Le truppe dell’Idf continueranno ad agire per rimuovere qualsiasi minaccia ai cittadini dello Stato”, si legge nel comunicato dell’esercito.

I raid si inseriscono in un’escalation che vede Israele intensificare la propria attività militare in Siria e in Libano, nonostante il cessate il fuoco ufficialmente in vigore. L’Unione europea ha espresso preoccupazione per l’aumento delle ostilità. Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, in visita a Gerusalemme, ha affermato: “Riteniamo che queste cose siano inutili perché la Siria in questo momento non sta attaccando Israele e questo alimenta una maggiore radicalizzazione”.

Seondo Israele i raid sono necessari per evitare che armi avanzate finiscano nelle mani dei movimenti palestinesi. Tuttavia, secondo Al Jazeera, un attacco nei pressi della città siriana di Koya, vicino a Daraa, ha causato la morte di cinque persone, tra cui una donna. Le autorità locali hanno denunciato uno “stato di panico” tra la popolazione civile.

Picchiato e arrestato il co-regista palestinese di “No Other Land”: “Non sappiamo dove lo abbiano portato”

In Cisgiordania, l’arresto di Hamdan Ballal, regista palestinese vincitore dell’Oscar 2025 per il documentario No Other Land, ha suscitato forti polemiche. Secondo quanto riportato dagli altri autori del film, Basel Adra e Yuval Abraham, Ballal è stato fermato dai soldati israeliani dopo essere stato aggredito da un gruppo di coloni.

I fatti si sono svolti a Susya, nella zona di Massafer Yatta, luogo al centro del documentario premiato a Hollywood. Ballal stava partecipando a una missione di monitoraggio con altri attivisti internazionali, quando è stato attaccato da circa venti coloni, armati di pietre e bastoni, con il volto coperto. Nonostante le evidenti tracce dell’aggressione, è stato proprio il regista a essere arrestato, mentre i responsabili del pestaggio sono rimasti impuniti.

“Non sappiamo dove lo abbiano portato”, ha scritto Abraham su X. Secondo testimonianze raccolte sul posto, il raid dei coloni sarebbe iniziato nel villaggio di Abu Sadam, per poi estendersi a Susya, dove sono state distrutte abitazioni e cisterne d’acqua.

La regione è nota per la presenza di organizzazioni internazionali che operano in difesa della popolazione civile palestinese, tra cui anche attivisti italiani. Dopo la vittoria agli Oscar, No Other Land aveva attirato l’attenzione globale sulla crescente violenza dei coloni israeliani nella zona.

Hamas accetta la proposta egiziana: tregua e scambio di ostaggi

Sul fronte diplomatico, si registrano segnali di apertura da parte di Hamas, che ha accolto positivamente la proposta di mediazione avanzata dall’Egitto. Secondo un portavoce del movimento, l’accordo prevederebbe una tregua temporanea, la restituzione di cinque ostaggi israeliani, tra cui Edan Alexander, l’ultimo prigioniero con doppia cittadinanza israeliana e statunitense, e la liberazione di centinaia di detenuti palestinesi.

“Abbiamo accettato la proposta egiziana, ora attendiamo la risposta di Israele”, ha confermato un rappresentante di Hamas al Cairo. L’intesa, secondo fonti egiziane, prevede anche il ripristino degli aiuti umanitari nella Striscia, interrotti da oltre tre settimane, e l’attivazione di una seconda fase del cessate il fuoco dopo la prima settimana.

In assenza di un’intesa, Israele fa sapere che “continuerà ad aumentare la pressione finché Hamas non crolla”. Nel frattempo, il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso la sua frustrazione: “Sono piuttosto scioccato da come improvvisamente la questione degli ostaggi non sia più in cima alla lista delle priorità”, ha dichiarato, chiedendo che il ritorno dei prigionieri resti al centro dell’agenda nazionale.

Intanto, un altro giornalista ha perso la vita a Gaza. Si tratta di un reporter di Al Jazeera, ucciso in circostanze ancora da chiarire. La sua morte si aggiunge alla lunga lista di professionisti dell’informazione colpiti durante il conflitto. In una nota, l’emittente qatariota ha chiesto il rispetto della libertà di stampa e l’apertura di un’indagine indipendente.

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