Sessantasei dipartimenti vanno alla destra, solo trentaquattro alla sinistra: la Francia si è riscoperta conservatrice e alle ultime elezioni amministrative ha inviato un chiaro messaggio al presidente François Hollande. Ne è certamente convinto il suo predecessore Nicolas Sarkozy, leader della ‘droite’ uscito vincitore dalle urne, il quale ha associato la sconfitta dei socialisti a un giudizio nettamente negativo che i francesi danno al governo.
Non sono bastati, dunque, tre anni all’Eliseo per convincere l’elettorato francese: le tragedie avvenute oltralpe negli ultimi due mesi hanno contribuito, come spesso accade in questi casi, ad accrescere la popolarità del capo dello stato, la quale però non si è tradotta in consensi alle urne. E nemmeno i recenti guai giudiziari di Sarkozy hanno potuto fermare l’onda di una destra che ha raggiunto un risultato storico: mai una vittoria di quelle proporzioni dall’inizio della Quinta repubblica.
Si dimezzano, così, i dipartimenti in mano socialista e il ticket Hollande-Valls deve dunque fare i conti con i numeri non più favorevoli che, considerati come la prova di medio termine, spianano la strada a una vittoria della destra nel 2017. Cambiamenti sono in vista nello scenario politico, a partire da un possibile rimpasto di governo, come ammesso dallo stesso primo ministro alla tv francese. Inoltre, oggi Valls incontrerà la maggioranza e per l’occasione ha anche annullato un vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Nel corso di questi primi anni di presidenza, Hollande ha visto crescere i suoi critici, è stato al centro di gossip e ha scosso le destre su un tema dai forti contenuti ideologici: i matrimoni omosessuali. Al resto hanno pensato le inefficaci politiche economiche che non hanno ridotto la disoccupazione, mentre molti osservatori ritengono “modeste” le riforme annunciate, improntate più che altro ad accontentare le richieste dell’Unione europea sebbene il presidente si fosse mostrato da subito critico alle politiche di austerity. In una situazione simile, ad avvantaggiarsi potevano essere soprattutto i movimenti euroscettici: tuttavia il Front National di Marine Le Pen ha ottenuto un buon risultato ma non ha sfondato, come si pensava alla vigilia delle votazioni.
Roberto Rotunno