Sicuramente il creatore del social network più utilizzato del mondo, Mark Zuckerberg, non aveva la minima idea di quello che realmente stava per creare. O meglio, non immaginava quanto la sua creatura avrebbe modificato le nostre abitudini. Dalla moglie che scopre il tradimento alla dipendente licenziata perché chattava troppo. O addirittura alla segretaria che si lamenta del proprio capo e, di conseguenza, cacciata dall’azienda.
Facebook è stata un rivoluzione. Il decimo Rapporto sulla comunicazione promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai, Telecom Italia e presentato a Roma non ha dubbi. Mette nero su bianco quello che forse già si sapeva: ossia che il social network di Zuckerberg è il più seguito e rappresenta un punto di svolta nella nostra società.
Il 62 per cento della popolazione naviga su internet, ottenendo un +9 per cento rispetto all’anno precedente. Ma non è questo il dato più rilevante. Quello che il Censis ha sottolineato è che più di un italiano su due è iscritto a Facebook. Ben il 66,6 per cento di tutti gli internauti utilizza, appunto, il social network in questione per comunicare, condividere video, notizie e stati d’animo. Aspetto ancor più rilevante se si prende in considerazione solo la fascia dei più giovani: qui la percentuale arriva all’80 per cento. Si è addirittura arrivati al punto di coniare il termine “era biomediatica”, nella quale le connessioni senza fili mettono l’individuo al centro della comunicazione, divenendone allo stesso momento, fruitore e contenuto.
C’è chi lo critica e chi lo esalta. Ognuno crede di avere i suoi buoni motivi. L’autrice americana ha scritto che «tutto esiste per finire in una fotografia». Oggi potremmo azzardare che la maggior parte di quel che facciamo esiste per finire su Facebook. Dalle foto della vacanza fatte con Instagram, agli stati d’animo condivisi sulla propria bacheca. Quasi che tutto il mondo non aspettasse altro che sapere chi ha la febbre, chi è depresso o chi non vede l’ora di uscire con la propria ragazza.
Paolo Costanzi