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Europa calcistica: tra il sogno svanito della Juve e il futuro dei club italiani

di Stelio Fergola08 Giugno 2015
08 Giugno 2015

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Sei finali di Champions perse su otto: è la drammatica statistica che rimane dopo la sconfitta contro il Barcellona dei bianconeri. Sullo sfondo, una stagione che, per il calcio italiano in generale ha invece prodotto risultati interessanti, se si considera che 3 formazioni italiane su 8 sono arrivate tra le semifinaliste delle due coppe.
Quanto alla Champions rimane solo da inchinarsi alla forza del Barcellona, che nel primo tempo della gara più importante della stagione “rischia” seriamente di fare a fette la difesa bianconera, passando in vantaggio con Rakitic dopo pochi minuti e rischiando in altre occasioni con Messi, Suarez e Iniesta di poter già arrotondare il risultato. Nella ripresa si lotta, Morata pareggia al termine di un’azione splendida innescata da Marchisio (vero faro del centrocampo bianconero, uomo a tutto campo di livello decisamente superiore agli altri), ma poi Suarez al ’68 e Neymar a tempo scaduto mettono il sigillo su un risultato che rispecchia i valori in campo. Forse il maggiore rimpianto per gli uomini di Allegri sta nell’aver regalato la prima frazione di gioco, troppo arrendevoli e con una linea mediana indebolita da due fattori: quello di un Vidal nervoso e pasticcione che ha rischiato di lasciare in dieci i suoi in più di un’occasione, e di un Pirlo che (a dispetto del sostegno datogli da gran parte della stampa nazionale per una carriera che nessuno potrebbe mai discutere), da diverso tempo è un elemento troppo debole e incapace di giocare a certi livelli, a meno che consegnare così di frequente i palloni agli avversari non sia da considerarsi, solo per il nome che porta, un valore aggiunto.
Tutto previsto? Quasi. Diciamo pure che la sconfitta bianconera non può sottacere piccole speranze , da qualche giorno, insidiate tra i tifosi: che la coppa dalle grandi orecchie non sempre va al padrone più forte (ed è la stessa storia bianconera a dimostrarlo, dai tempi della finale persa con l’Amburgo nel 1983 fino a quella contro un Real Madrid formato anni ’90 che poco aveva a che fare con gli squadroni degli ultimi 15 anni). In Europa League, probabilmente, si poteva fare di più. Se la sconfitta della Fiorentina contro i futuri campioni del Siviglia si inquadra in una logica prevedibile, quella del Napoli col Dnipro è effettivamente un grosso passo falso: considerata la mancanza di carattere mostrata durante l’anno dagli uomini di Benitez, non è neanche una novità.
Le prospettive per la prossima stagione restano dubbie. I risultati di quest’anno sembrano frutto anche di casualità positive: sicuramente ha influito il nuovo prestigio guadagnato dall’Europa League, in quanto competizione la cui conquista, da quest’anno, garantisce l’accesso alla Champions. Ma i nodi del calcio italiano sono i soliti e riguardano debolezze economiche e strutturali ancora ben radicate. La Juventus, per ora, resta una mosca bianca. E non solo per lo stadio di proprietà.

Stelio Fergola

 

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