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Dall’Albania all’Italia, passando per la finanza. Il palco di Xhuliano Dule

di Alessio Garzina03 Febbraio 2025
03 Febbraio 2025

Xhuliano Dule si esibisce all'Alcazar di Roma | Foto di Simone Serafini

Università Bocconi di Milano, 2015. Decine di studenti in giacca e cravatta sono in attesa di sostenere l’esame di selezione a uno dei più prestigiosi atenei d’Italia. A interrompere il silenzio, il rumore inconfondibile di un paio di ciabatte infradito che schioccano sul pavimento. È Xhuliano Dule, albanese classe 1992, che si presenta all’esame vestendo una camicia a fiori e dei calzoncini corti. Un outfit totalmente fuori contesto che anticipa la sua vita futura quando, dopo aver raggiunto risultati eccezionali in ambito accademico e lavorativo, si reinventerà come uno dei più promettenti attori di stand up comedy. 

Il viaggio dall’Albania

Il padre di Xhuliano, veterinario, avrebbe voluto andarsene dall’Albania per trasferirsi in Germania con la sua famiglia. Parte da solo nel 1998, ma viene intercettato dalla polizia al confine. Si rifugia allora a Trieste, dove pensa di travestirsi da “gentiluomo”: abito elegante, cravatta e una Gazzetta dello Sport in mano. Quando arrivano gli agenti a perquisire la stazione, lo salutano rispettosamente. Lui risponde con un cenno di capo e prosegue il viaggio verso l’Italia.

Arriva in Veneto, a Travettore di Rosà, un paesino di duemila abitanti. La moglie e i figli riescono a raggiungerlo solo dopo diversi tentativi. “La prima volta ci hanno rispediti indietro, senza troppa grazia: diciotto persone stipate su un mezzo di fortuna”, racconta oggi Xhuliano. “Avevamo comprato un passaporto falso all’ambasciata italiana, che all’epoca aveva questa incredibile capacità di produrre documenti perfetti… a un prezzo modico, ovviamente”.

Ci riescono la seconda volta.“Un motoscafo veloce, il buio della notte, e poi un tratto a nuoto per raggiungere Ancona, dopo una specie di naufragio. I miei genitori hanno sempre detto di aver rischiato tutto per darmi un futuro migliore. Ma glielo ricordo sempre: l’unico che non sapeva nuotare ero io!”.

L’infanzia tra sacrifici e riscatto

In Veneto la vita dei Dule inizia in salita. La casa non ha il riscaldamento, l’acqua si scalda sul camino, il bagno è all’aperto. Xhuliano ricorda quel periodo pensando alla sua prima bicicletta, un modello rosa con i nastrini, regalata dai vicini. “Una gran gioia per mio padre, un uomo balcanico tutto d’un pezzo, che adorava vedere suo figlio maschio girare su una bicicletta rosa,”, racconta con una risata. Ma gli episodi di accoglienza si alternano con altri di discriminazione. “C’è sempre un razzismo di fondo, ma è più facile essere accettati quando ci si conosce. Noi eravamo i poveri che facevano tre lavori”, spiega. Suo padre lavorava come operaio agricolo, mentre sua madre si divideva tra le pulizie e la fabbrica. “Non potevano neanche mandare me all’asilo pubblico, perché eravamo clandestini. Mi accolsero le suore, senza chiedere troppi documenti”. 

Xhuliano, però, eccelle negli studi, spinto da un’infanzia scandita dalla consapevolezza che, da immigrato, gli si sarebbe sempre chiesto il doppio dell’impegno per essere accettato. Si iscrive all’Università di Bologna e si laurea in Scienze Politiche. Anche da studente fuori sede è vittima di un razzismo che “non è esplicito, gridato; è sottile”, si manifesta nella quotidianità. “È il razzismo di chi, quando cerchi casa, ti dice con un sorriso che il proprietario ha cambiato idea dopo che ha scoperto che hai un cognome straniero”, racconta.

Il razzismo, poi, condiziona anche la percezione del successo e dell’errore. “Se fai qualcosa di sbagliato sei ‘l’albanese’, se hai successo, diventi magicamente ‘italo-albanese’”. Un sistema che “non si può eliminare con un decreto o una stretta di mano, perché è un retaggio culturale e burocratico. E se un migrante vuole studiare”, si domanda Xhuliano, “se sogna di diventare medico, avvocato, artista? Cosa facciamo, gli diciamo di tornare a casa sua perché non rientra nel ruolo che abbiamo deciso per lui?”

E proprio Xhuliano, che vuole studiare, si presenta in ciabatte a quel test di ingresso della Bocconi e viene ammesso. “Ho chiesto un prestito alla banca per pagare le tasse, vivevo in doppia per risparmiare e mi portavo il pranzo da casa“. Per farla breve si laurea con lode nel 2017.  Alla fine del percorso, ottiene un double degree a Sciences Po, in Francia. Diventa il primo albanese a raggiungere quel risultato. E viene assunto alla Banca Mondiale. 

Dalla finanza alla comicità: un “sogno in prestito” e la ricerca di una voce

Ma la carriera in un’istituzione economica prestigiosa non lo soddisfa. “La verità è che stavo vivendo un sogno in prestito: quello dei miei genitori, non il mio”. Così, durante i fine settimana romani, comincia a frequentare un corso di recitazione. “Ho scoperto così che la mia strada era il teatro”. Una presa di coscienza che lo spinge ad abbandonare il mondo della finanza. “Non è stata una notizia presa con molta tranquillità dai miei genitori. E intendo la tranquillità con cui una famiglia balcanica prende qualsiasi tipo di notizia che non gli piace: minacce di morte, bicchieri rotti, piatti spaccati”. Xhuliano non parla con i suoi genitori per un anno, determinato a seguire la sua vocazione.

È il 2019 quando entra all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Per la prima volta, Xhuliano sente di fare davvero quello che ama: scrivere.

Il significato dell’arte: “Raccontare per esistere”

Per Dule, l’arte non è una fuga, ma un modo per dare forma alla propria esperienza e trasformarla in qualcosa di condiviso. “Se riesci a far ridere qualcuno su qualcosa di difficile, lo hai portato a riflettere”, dice. La comicità, per lui, è uno strumento per affrontare argomenti come il razzismo e le disuguaglianze con la forza che solo una risata riesce ad avere.

Xhuliano Dule si esibisce all’Alcazar di Roma | Foto di Simone Serafini

“Ogni spettacolo è una sfida, un’occasione per creare risonanze emotive. Se qualcuno, dopo uno show, mi dice: ‘Non avevo mai riso su queste cose, ma mi hai aiutato a vederle in modo diverso’, allora so che quello che ho fatto ha un senso”. Xhuliano crede che raccontare sia “il primo passo per esistere”. La sua comicità nasce da un’esperienza personale, ma si rivolge a tutti, perché l’arte, dice, è “un lavoro” che richiede la volontà di guardare le cose da prospettive nuove.

Negli ultimi anni Xhuliano Dule ha consolidato la sua presenza nel panorama della stand-up comedy italiana. Partecipa alle sessioni del collettivo Be Comedy Uk ed è stato ospite ricorrente di “Propaganda Live” su La7, dove ha presentato monologhi su povertà, immigrazione e integrazione. Usando un linguaggio crudo e onesto per, dice, “sconfiggere il politicamente corretto a colpi di battute politicamente scomode”.

Un ringraziamento alla professoressa Paula Benevene per avere facilitato l’incontro con Xhuliano Dule.

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