«La situazione di grande difficoltà in cui da anni ormai versa il sistema universitario nazionale, sollecita ad una serie di riflessioni su quali dovrebbero essere i grandi obiettivi verso cui, tutti insieme, impegnarsi per il bene delle più giovani generazioni e dell’intera società». In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2012-2013, il Magnifico Rettore della Lumsa, il professor Giuseppe Dalla Torre, oltre a sanzionare una situazione di fatto, sotto gli occhi di tutti, ha però voluto anche delineare un percorso che si faccia carico di riacquistare e valorizzare alcuni elementi tradizionali del mondo accademico, persi per strada negli ultimi decenni. Un’operazione, quella proposta, che vuole «guardare con rinnovata fiducia al domani, senza abbandonarsi ai sensi di un inevitabile declino».
Un’Università autentica e autonoma. Per il professor Dalla Torre bisogna innanzitutto «recuperare il senso autentico dell’Università, come comunità di studenti e docenti, in cui si coltiva un sapere non solo sapiente ma anche utile, come ambito in cui i diversi saperi convergono (uni-versum), reagendo a una parcellizzazione del sapere – che nulla ha a che vedere con la specializzazione, sempre più necessaria – che fa perdere il senso di insieme».
Il Magnifico Rettore ha poi sottolineato l’importanza che riveste per ciascun ateneo la sua autonomia, è ha auspicato che vengano meno lacci e lacciuoli che ne frenano il dinamismo: “Tutta l’Università italiana risulta ingessata da interventi normativi parziali e contraddittori; tutto il sistema ne soffre, come un grande gigante progressivamente incatenato. E se la situazione è grave per le Università statali, ancora di più lo è per le Università non statali che – ha proseguito il professor Dalla Torre – nell’ultimo quindicennio hanno progressivamente perso autonomia sotto un’azione riformatrice che ha preteso giorno dopo giorno di modellarle sulle Università di Stato».
Rilanciare la ricerca, i giovani talenti e la visibilità a livello nazionale. Il Magnifico Rettore ha espresso anche il desiderio di invertire la rotta segnata dagli anni ’90, «dove l’attenzione del legislatore e dell’autorità ministeriale è stata tutta incentrata sulla didattica, a scapito della ricerca». Altra situazione da riformare, per il professor Dalla Torre, è poi quella relativa ai giovani talenti, che sempre più devono essere tenuti in considerazione dal mondo accademico che non deve permettere la «cosiddetta “fuga dei cervelli all’estero”: un fenomeno che quantomeno mette in evidenza come l’Università italiana i “cervelli” li sappia formare, al punto tale che sono ricercati e gli altri ce li portano via». Altrettanto rilevante è, infine, in ambito nazionale, l’invito a smettere di parlare solo male dell’Università e cominciare a porne «in luce le positività e gli enormi sforzi – con pochi mezzi – per l’elevazione culturale, la creazione di competenze, i traguardi raggiunti nella ricerca».
Fabio Grazzini