Mai così male da trent’anni. La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta odierna in calo del 6,08 %. Da inizio settimana le perdite ammontano a oltre il 15%. E dallo scorso gennaio il Nikkei ha perso oltre un quarto della sua capitalizzazione; sul mercato valutario ora lo yen si apprezza sul dollaro a 105,40 e sull’euro a 118,20.
Una tendenza comune a tutti i mercati asiatici, perché il Coronavirus non risparmia nessuno. Male quindi anche la Cina, con Shanghai che perde l’1,2, Shenzen l’1 e Hong Kong il 2 e mezzo: un dato quasi positivo, se si pensa che nel finale di seduta le Borse hanno ridotto le perdite. Questo anche dopo che l’Autorità cinese di regolamentazione del settore bancario e assicurativo ha reso noto che banche e istituzioni finanziarie avevano aumentato di oltre 1.400 miliardi di yuan (circa 200 miliardi di dollari) i prestiti a supporto della lotta all’epidemia del nuovo coronavirus. A risentire fortemente dell’epidemia è anche la Corea del Sud, con Seul che registra il 3,4 di perdita. Solo l’India – in Asia – chiude in Positivo, con Mumbai che guadagna l’1,3%.
Dati – quelli nipponici – che hanno portato il Parlamento giapponese ad approvare una legge che consentirà al primo ministro di decretare lo stato di emergenza nel caso in cui Shinzo Abe lo ritenesse necessario. In base a questa legge il premier giapponese potrà decidere di attuare misure specifiche per determinate aree del Paese, coadiuvando i governatori delle prefetture e imponendo diverse tipologie di restrizioni per regolare i grandi assembramenti e raduni di persone. La nuova legge permetterà inoltre la costruzione di strutture ospedaliere temporanee senza avere la necessità di ottenere l’autorizzazione dei proprietari, nell’interesse della collettività. È un’ordinanza che aggiorna l’attuale legislazione – risalente al 2013 – sulla gestione degli allarmi sanitari e il trattamento dei nuovi tipi di influenza e malattie infettive.