Commozione e celebrazioni ieri alla sala d’onore del Coni per i primi vent’anni dell’associazione di lotta alla tossicodipendenza “Sport e Comunità” fondata da Don Antonio Mazzi nel 1995. Presenti tutti i principali dirigenti, dal segretario nazionale Marco Angeleri al vicepresidente Salvatore Regoli. Arrivano i saluti, solo nel finale (a causa di impegni di giunta) dell’assessore del Pd Paolo Masini.
“Vent’anni fa abbiamo cominciato quella che è stata a tutti gli effetti un’avventura. Eravamo solo alcuni professori interessati al recupero di chi soffre per la droga: non pensavamo di arrivare così lontano”. Così si esprime, con orgoglio, Angeleri durante la tavola rotonda “Sport per crescere” organizzata nella sede del comitato olimpico. Sullo schermo scorrono le immagini delle testimonianze di chi, grazie a “Sport e Comunità” ha costruito un futuro. “Io sono stata contattata nel mio centro terapeutico, mi hanno chiesto cosa mi sarebbe piaciuto fare e ho iniziato a praticare l’atletica” dice Anna [nome fittizio ndr]. Che poi aggiunge: “All’inizio è stata durissima, ma col tempo si può rimanere davvero sorpresi: personalmente ho fatto cose di cui non mi ritenevo capace, e non parlo solo di uscire dal tunnel della droga e dai problemi delle dipendenze”.
L’associazione vive delle quote dei soci e, quando presenti, dei contributi statali. Da due decenni l’ambito operativo consiste nel collaborare con i responsabili delle comunità terapeutiche e dei centri di prevenzione, favorendo lo sviluppo, la diffusione e la promozione delle attività sportive per i ragazzi in difficoltà. Vengono escluse le attività agonistiche. Gli obiettivi di “Sport e Comunità” si realizzano, quindi, caso per caso, partendo dalla collaborazione con le associazioni sportive, la cui etica “funge da dimensione educativa per i ragazzi in difficoltà”, come dice Salvatore Regoli, vicepresidente di “Sport e Comunità” e presentatore della celebrazione.
Stelio Fergola