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HomeCultura Cento anni di Treccani. La linguista Bertini: “Una guida dal dopoguerra all’era social”

100 anni di Treccani
La linguista Bertini:
"Un riferimento ieri e oggi"

L'evoluzione dell'italiano in un secolo

"Determinanti social e giovanilese"

di Pietro Bazzicalupi24 Febbraio 2025
24 Febbraio 2025

La professoressa Patrizia Bertini Malgarini | foto Università Lumsa

Il 18 febbraio 1925 Giovanni Treccani e Giovanni Gentile fondarono l’Istituto della Enciclopedia Italiana, oggi noto come Istituto Treccani, tra le più importanti case editrici italiane e uno dei principali centri di ricerca e confronto culturale a livello internazionale. In occasione del centenario, abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda alla linguista Patrizia Bertini Malgarini, professoressa di Linguistica italiana presso l’Università LUMSA di Roma.

La fondazione sotto il fascismo e il secondo dopoguerra

Per comprendere al meglio il senso dell’Enciclopedia Treccani è necessario contestualizzare la sua nascita. Nel 1925 l’Italia era sotto il regime fascista e il periodo storico influenzò anche l’opera tanto che, la nascita della Treccani, “non può che essere immediatamente correlata al fascismo” dice Bertini Malgarini. L’esempio significativo è la voce “fascismo”, redatta dallo stesso Benito Mussolini.

Tra le tappe individuate dalla linguista nei 100 anni di vita della Treccani da segnalare anche il secondo dopoguerra che ha rappresentato “la più grande rivoluzione linguistica del tempo dalla latinizzazione dell’Italia dei Romani”.

Una lingua in evoluzione

Per quanto riguarda i principali cambiamenti attraversati dalla lingua italiana, Bertini Malgarini ha ricordato che con l’Unità d’Italia, l’italiano iniziò ad affermarsi come lingua nazionale, “diventando patrimonio delle masse e subendo modifiche e adattamenti. L’evoluzione ha portato i linguisti a identificare un nuovo tipo di italiano, etichettato come “neostandard”, in contrapposizione all’italiano standard che corrisponde a quello letterario. 

Il futuro dell’italiano e il linguaggio giovanile

La linguista si è soffermata anche sul futuro sottolineando come “una delle principali tendenze del parlato sia la semplificazione”, riscontrata per esempio nella riorganizzazione del sistema pronominale. In passato la lingua italiana possedeva un numero elevato di pronomi dal momento che era prevalentemente utilizzata nello scritto. L’uso dei pronomi si è ridotto, fino ad arrivare ai nostri giorni con il caso più evidente dell’uso di “gli” anche per il femminile. 

La professoressa ha analizzato anche la questione del linguaggio giovanile o “giovanilese”, “caratterizzato da creatività e innovazioni delle varietà linguistiche usate dai giovani”. Tra i fenomeni più diffusi troviamo i prestiti da altre lingue straniere, neologismi e l’utilizzo di codici specifici con una forte funzione identitaria. Bertini Malgarini per questo motivo si è espressa in parte in disaccordo sulla definizione di “gergo “ per queste forme linguistiche, affermando di preferire il termine “varietà”.

Il ruolo dei social

In conclusione, alcune considerazioni sull’impatto dei social media sulla lingua. “I social network avvicinano il parlato e lo scritto”, spiega la linguista. L’esempio cardine è WhatsApp: app di messaggistica che utilizza spesso un linguaggio che riproduce il parlato pur essendo scritto. Un tipo di comunicazione più immediato e semplice, ma il rischio è di ridurre l’abitudine alla redazione di testi più complessi. Ha precisato che “il fenomeno può portare a conseguenze sulle capacità cognitive dal momento che alcuni studi dimostrano che lo sviluppo del pensiero critico è legato all’elaborazione di testi”.

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