ROMA – Si arricchisce di un nuovo nome la lista delle persone vittima dello spyware della società israeliana Paragon. Si tratta del cappellano di bordo della ong Mediterranea Saving Humans, don Mattia Ferrari. A scoprirlo i ricercatori canadesi di Citizen Lab che da circa un mese lavorano sui dispositivi dei 90 tra attivisti e giornalisti abusivamente sorvegliati tramite lo spyware Graphite di Paragon. La notizia ha sollevato le proteste del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein invita la premier Giorgia Meloni a “chiarire al Paese chi sta spiando attivisti e giornalisti, perché sono a forte rischio le fondamenta dello stato di diritto”.
Don Ferrari: “Con me ascoltati i più deboli in Libia, così sono in pericolo”
Don Ferrari in un’intervista alla Repubblica ha dichiarato di provare preoccupazione per tutte le persone vulnerabili in Libia o in Tunisia con cui si trova in continuo contatto. “Chiedo alle istituzioni collaborazione – aggiunge il cappellano di Mediterranea – spero che chiunque abbia responsabilità dica la verità sul caso Paragon. Pronto a collaborare con il governo per ricostruire insieme cosa sia successo”.
Ascoltato dalle autorità il fondatore della Ong Luca Cesarini
Don Ferrari non è la prima vittima a essere stata spiata all’interno della Ong. Tra queste infatti, anche il fondatore Luca Cesarini ascoltato nella giornata di ieri 24 febbraio dalla polizia a Palermo. Una deposizione durata più di due ore utile agli inquirenti per “acquisire informazioni sui tempi, sui modi e su come ho appreso il fatto di essere sottoposto all’attacco spyware”,spiega Cesarini al Fatto Quotidiano. Le procure di Napoli e Palermo stanno portando avanti un’indagine congiunta alla ricerca della verità. Nella giornata di oggi 25 febbraio, verranno ascoltati a Napoli altri membri di Mediterranea.