WASHINGTON – È il 15 marzo. Alcuni membri della Casa Bianca stanno pianificando l’attacco da sferrare in Yemen ai danni degli Houthi. Si commentano i piani di guerra, si decide il da farsi. In chat. Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, condivide informazioni precise su pacchetti di armi, obiettivi e tempistiche.
“Non può essere vero”, pensa Jeffrey Goldberg quando posa gli occhi su quegli sms. E in effetti non doveva andare così. Nel gruppo in cui il capo del Pentagono, il vice presidente americano JD Vance e altri funzionari di primo piano si scambiano informazioni sull’operazione, c’è anche lui, il direttore della rivista The Atlantic. Invitato l’11 marzo direttamente da Michael Waltz, il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Per quattro giorni i più alti funzionari della difesa americana si sono scambiati messaggi iperclassificati su quella chat chiamata “Houthi PC small group”.
Messaggi che infuocano lo Studio Ovale. “Non sono sicuro che il presidente (Trump ndr) sia consapevole di quanto ciò sia incoerente con il suo messaggio sull’Europa in questo momento”. Lo scrive il suo vice JD Vance. Ma le divergenze non si fermano a questo. “Ci sono forti argomenti per ritardare questo (l’attacco, ndr) di un mese, fare il lavoro di comunicazione sul perché questo è importante” prosegue il secondo uomo della West Wing. Una netta contrapposizione rispetto alla linea del tycoon, che aveva già approvato l’offensiva aerea e annunciato i dazi al 25% sull’acciaio e sull’alluminio.
Il disprezzo di Vance per l’Europa
Poi una nota di Waltz sulle marine europee. “Che sia adesso o tra diverse settimane, dovranno essere gli Stati Uniti a riaprire queste rotte di navigazione. Su richiesta del presidente, stiamo lavorando con il Dipartimento della Difesa e lo Stato per determinare come calcolare i costi associati e addebitarli agli europei”.
Pronta la risposta aniteuropeista JD Vance, alle 8.45, in risposta a Hegseth: “Se pensi che dovremmo farlo, andiamo. Odio dover salvare di nuovo l’Europa”.
La replica dei repubblicani
Il partito dell’elefante non aspetta un attimo per far partire la difesa. Hegseth infierisce sulla figuraccia: “State parlando di un cosiddetto giornalista disonesto e altamente screditato… Nessuno stava inviando piani di guerra”. Trump, sulla stessa linea, scredita il The Atlantic: “rivista terribile”. Ma il danno ormai è fatto. E Mike Waltz potrebbe essere costretto a dimettersi.