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Ddl Boschi, è rischio palude alla Camera. Renzi su manovra: “Bruxelles non è il maestro che fa esami”

di Nino Fazio16 Ottobre 2015
16 Ottobre 2015

Ddl Boschi, è rischio palude alla Camera. Renzi su manovra: “Bruxelles non è il maestro che fa esami”

“No, no, no, no. Ci sono delle proposte per cambiarlo, ma l’Italicum va bene così”. Dagli studi di Porta a Porta, il ministro per le riforme Maria Elena Boschi smentisce qualsiasi possibilità di modifica alla legge elettorale. Il governo vorrebbe liquidare entro novembre l’esame del disegno di legge Boschi, approvato tre giorni fa dal Senato.

Disaccordo sui tempi. L’idea è quella di chiudere sul superamento del bicameralismo paritario e la revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione per poi passare all’esame della legge di stabilità. Il percorso delle riforme potrebbe, però, subire un brusco rallentamento, a causa del mancato accordo tra i capigruppo alla Camera sui tempi di analisi del testo.  L’opposizione chiede tempi più lunghi e propone di liquidare prima la manovra e poi – a fine dicembre – tenere la discussione generale sul ddl Boschi, fissandone il voto finale per gennaio. La presidente della Camera, Laura Boldrini, sta cercando una mediazione, ma la stessa Boschi è apparsa pessimista, anticipando che “le unioni civili slitteranno a dopo la legge di stabilità, probabilmente a gennaio”.

La stoccata. Proprio sulla legge di stabilità arriva la sferzata di Matteo Renzi all’Europa: “Bruxelles non è il maestro che fa l’esame”, ha detto il premier – ospite del programma Attenti a noi 2 su Radio 24 – sostenendo che “deve consigliare ma non deve dire la tassa da tagliare”. Il presidente del Consiglio ha rivendicato la discontinuità con i governi precedenti, sottolineando che “le tasse non sono più una cosa bellissima e anche da sinistra si è capito che sono una cosa da ridurre”.

Le reazioni. La manovra, il cui valore oscilla tra i 26,5 e i 29,5 miliardi di euro (la flessibilità dello 0,2% per l’emergenza immigrazione deve ancora avere il via libera dall’Unione europea) è stata illustrata in pillole dal presidente su Twitter, con l’hashtag #italiacolsegnopiù. Un mantra su cui ha giocato la Cgil, che ha bocciato la finanziaria, parlando di “un Paese con quattro segni meno” e riassumendo la questione in quattro slogan: “meno libertà per i lavoratori, meno lotta all’evasione, meno sanità e meno lavoro e salario”. Plauso, invece, da Confindustria, secondo la quale il governo ha fatto “il massimo che si potesse fare”.

Nino Fazio

 

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