SANA’A – I ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall’Iran hanno lanciato per la seconda volta missili e droni contro la portaerei americana Uss Harry S. Truman e altre navi da guerra statunitensi nel Mar Rosso.
Come precisato da un portavoce del gruppo terroristico sciita, l’attacco ha rappresentato una rappresaglia per i raid degli Stati Uniti su Sana’a, la capitale dello Yemen, ordinati dal presidente americano Trump il 15 marzo scorso. Il bilancio delle vittime – riportato dal quotidiano Al-Jazeera – è salito a 53, mentre i feriti sarebbero 98. Tra i morti, anche cinque bambini e due donne.

“Faremo uso di una forza letale schiacciante finché non avremo raggiunto il nostro obiettivo”, aveva scritto The Donald in un post su Truth intimando all’Iran di smettere di sostenere il gruppo yemenita. La Repubblica islamica sarà ritenuta “pienamente responsabile” delle azioni del gruppo. A queste parole ha replicato l’ufficio politico dei ribelli yemeniti chiarendo che “l’aggressione non rimarrà senza una risposta”. Dure anche le parole del portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Esamil Baghaei, che ha definito il raid americano contro Sana’s un “crimine puro”. Per poi precisare come “a qualsiasi aggressione contro l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale dell’Iran” corrisponderà “una risposta decisa”.
Il Medio Oriente sembra non trovare pace. Anche la tregua a Gaza sembra essere in bilico.
In un attacco israeliano a Beit Lahia, nel nord della Striscia, sono rimasti uccisi nove operatori di organizzazioni di beneficenza. Lo ha reso noto l’ufficio stampa di Hamas, che parla del raid più mortale da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco a gennaio. Per il gruppo terroristico islamico, lo Stato ebraico ha commesso una “palese violazione” della tregua. D’altro canto, l’esercito israeliano ha confermato di aver effettuato l’attacco “dopo aver identificato due terroristi che utilizzavano un drone che rappresentava una minaccia per le truppe dell’Idf nella zona”.
Nel frattempo, a Doha in Qatar si è svolto il secondo round dei negoziati per la fase due del cessate il fuoco a Gaza. Negoziati che per Hamas “sono falliti”. Una risposta, quella dell’organizzazione islamica, “totalmente inaccettabile” per l’inviato speciale americano per il Medio Oriente Steve Witkoff, che nei giorni scorsi aveva avanzato una proposta “ponte” per la liberazione di 11 ostaggi vivi e metà dei rapiti uccisi ancora a Gaza. Lo stesso Witkoff rilascerà oggi, 17 marzo, delle dichiarazioni ai media americani proprio sui negoziati.
Sull’avvio della seconda fase della tregua a Gaza è intervenuto anche il segretario di Stato americano Marco Rubio: “Solo dopo il piano A del cessate il fuoco si può passare al piano B, che consiste nel riunire tutti al tavolo delle trattative per porre fine a questa guerra in modo permanente”. Ma ci vorrà “un duro lavoro e concessioni da entrambe le parti”.