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Ancora scontri in Egitto, quattro morti e 325 feriti. Intanto gli Usa promettono a Morsi 250 milioni di dollari per la ripresa economica

di alessio.perigli05 Marzo 2013
05 Marzo 2013

Non si ferma la violenza in Egitto. Ieri ci sono stati dei durissimi scontri nella città di Port-Said. L’esito, come prevedibile in             questi casi, è stato drammatico: quattro morti (due civili e due poliziotti) e 325 feriti.
La causa della violenza. Ormai è da tre settimane che sono ripresi gli scontri in città. Tutto cominciò nel febbraio dello scorso anno. Una semplice partita di calcio (tra Al-Masry e al Al-Ahly) diventò un teatro di guerra: 73 morti e 200 feriti, questo il finale della battaglia tra le due tifoserie entrate in contatto a fine partita. Dopo questa tragedia scatarono i processi con le relative custodie cautelari. Ieri si era sparsa la voce che i 39 detenuti a Port-Said dovrebbero essere trasferiti  in attesa della sentenza. I familiari dei prigionieri  non hanno digerito queste voci  e si  sono radunati davanti al carcere . Lo scontro con le forze dell’ordine non si è stato inevitabile.
L’opinione americana sugli scontri. In Egitto le tensioni politiche sono altissime e la notizia della tragedia è immediatamente arrivata nella capitale, Il Cairo, dove era in visita il Segretario di stato americano John Kerry. Secondo la diplomazia americana, questa escalation di violenza è imputabile alla profonda crisi economica che gli egiziani vivono sulla loro pelle (oltre ovviamente alle tensioni politiche tra laici e Fratelli Musulmani). Infatti gli Usa stanno preparando un aiuto di 250 milioni di dollari così distribuiti: 190 milioni  riempiranno le casse del Tesoro egiziano, mentre gli altri 60 saranno destinati ad un fondo per lo sviluppo delle piccole e medie imprese locali.
Un invito alla moderazione. Kerry ha invitato il Presidente egiziano Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulani a fare “più sforzi e più compromessi” per riportare una certa stabilità nel Paese. Per questo il Segretario di stato ha incontrato anche sei degli undici esponenti dell’opposizione. I cinque che non hanno partecipato alla visita diplomatica, lo  hanno fatto per protesta, perché accusano gli Stati Uniti di voler influenzare elezioni egiziane previste per fine aprile.

 

Alessio Perigli

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