Non si ferma la violenza in Egitto. Ieri ci sono stati dei durissimi scontri nella città di Port-Said. L’esito, come prevedibile in questi casi, è stato drammatico: quattro morti (due civili e due poliziotti) e 325 feriti.
La causa della violenza. Ormai è da tre settimane che sono ripresi gli scontri in città. Tutto cominciò nel febbraio dello scorso anno. Una semplice partita di calcio (tra Al-Masry e al Al-Ahly) diventò un teatro di guerra: 73 morti e 200 feriti, questo il finale della battaglia tra le due tifoserie entrate in contatto a fine partita. Dopo questa tragedia scatarono i processi con le relative custodie cautelari. Ieri si era sparsa la voce che i 39 detenuti a Port-Said dovrebbero essere trasferiti in attesa della sentenza. I familiari dei prigionieri non hanno digerito queste voci e si sono radunati davanti al carcere . Lo scontro con le forze dell’ordine non si è stato inevitabile.
L’opinione americana sugli scontri. In Egitto le tensioni politiche sono altissime e la notizia della tragedia è immediatamente arrivata nella capitale, Il Cairo, dove era in visita il Segretario di stato americano John Kerry. Secondo la diplomazia americana, questa escalation di violenza è imputabile alla profonda crisi economica che gli egiziani vivono sulla loro pelle (oltre ovviamente alle tensioni politiche tra laici e Fratelli Musulmani). Infatti gli Usa stanno preparando un aiuto di 250 milioni di dollari così distribuiti: 190 milioni riempiranno le casse del Tesoro egiziano, mentre gli altri 60 saranno destinati ad un fondo per lo sviluppo delle piccole e medie imprese locali.
Un invito alla moderazione. Kerry ha invitato il Presidente egiziano Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulani a fare “più sforzi e più compromessi” per riportare una certa stabilità nel Paese. Per questo il Segretario di stato ha incontrato anche sei degli undici esponenti dell’opposizione. I cinque che non hanno partecipato alla visita diplomatica, lo hanno fatto per protesta, perché accusano gli Stati Uniti di voler influenzare elezioni egiziane previste per fine aprile.
Alessio Perigli