Un pacco ogni 3 minuti. È questo il ritmo a cui sono costretti a lavorare i corrieri di Amazon. “Se fino a qualche anno fa avevamo cinque minuti per consegnare un pacco, oggi ne sono previsti 20 all’ora”. Donato Pignatiello, corriere che consegna pacchi in giro per il Nord Italia da un quarto di secolo afferma che “i carichi di lavoro sono insostenibili: servono altre persone per le consegne”. Per questo motivo è in corso a Milano uno sciopero proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Protagonisti della protesta sono i conducenti dei veicoli che assicurano le consegne per conto del colosso mondiale dell’e-commerce in Lombardia, territorio che vale il 60 per cento del mercato italiano.
“Non si può essere poveri lavorando”, sostiene il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al convegno ‘Capitali umani’ organizzato dall’Università Luiss a Milano in collaborazione con il Comune. “I driver di Amazon scioperano perché li stanno sfruttando”, spiega Landini. “Oggi tutta la Uil è al fianco degli scioperanti – afferma il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo – perché non è accettabile che il sistema dell’impresa 4.0 si trasformi in una sorta di caporalato 4.0”.
Dall’altro lato il vicepresidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, contesta lo sciopero. “La protesta dei lavoratori organizzati delle sigle sindacali sotto la sede di Amazon è puramente strumentale” e specifica come “Amazon non ha propri autisti, ma si avvale di fornitori terzi, ai quali chiede di rispettare le norme contenute nel Ccnl logistica e trasporti”. Aspetto confermato anche dal colosso di Seattle, che attraverso un suo portavoce fa sapere che “tutti i fornitori dei servizi di consegna devono rispettare le leggi vigenti e il Codice di Condotta dei Fornitori di Amazon, che prevede salari equi, orari di lavoro e compensi adeguati. Effettuiamo verifiche regolari e conduciamo indagini su qualsiasi segnalazione di non conformità”.
Uno scontro che non si placa e che è destinato a montare nelle prossime ore.