Si tratta di un bilancio drammatico quello del 2012: secondo Almalaurea aumenta costantemente il numero dei laureati che non riesce a trovare un’occupazione.
Occupazione a picco. Poco importa se i giovani prendono una laurea triennale o specialistica: il risultato è simile, anche se non identico. Per quanto riguarda i primi, il tasso di crescita di disoccupazione è aumentato dal 19% al 23%. Invece coloro che si conquistano una laurea specialistica si possono godere il “male minore”. Infatti il tasso di disoccupazione è aumentato dell’1%, passando dal 19% al 20%. Perfino i laureati in discipline che qualche tempo fa garantivano un’occupazione quasi sicura (medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza) si trovano costretti a ridimensionare drasticamente le loro aspettative. Il loro tasso di disoccupazione negli anni è aumentato dal 19% al 21%.
Sfatato il mito della laurea in ingegneria. Seppur questo percorso di laurea rimane quello che garantisce maggiori sbocchi occupazionali, i dati cominciano ad allarmare anche questa categoria: rispetto al 2008 la precarietà è aumentata di dieci punti percentuali, infatti, i contratti a tempo indeterminato sono crollati del 13% proprio tra i laureati alla triennale. In più le retribuzioni a un anno dalla laurea si aggirano attorno ai mille euro mensili.
Ma i mali cominciano dalla pubblica istruzione. Secondo Andreas Schlecher, esperto di pubblica amministrazione dell’Ocse, (organizzazione dell’Onu per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia offre un sistema formativo insufficiente: non permette l’acquisizione delle competenze necessarie per inserirsi con successo nel mercato del lavoro e appare eccessivamente accademico. Il sistema maggiormente efficace -secondo Schlecher- è quello finlandese, che sviluppa programmi personalizzati per gli studenti e non disdegna il supporto delle aziende nella definizione dei percorsi formativi, in modo tale da facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Oltre ad una riforma di sistema, secondo Schlecher, è necessaria una vera e propria rivoluzione culturale, cioè dovrebbe essere affermato con forza il concetto che è «opportuno continuare a studiare e imparare per tutta la vita»
Alessio Perigli