ROMA – Rischiano il processo trentuno militanti del movimento di estrema destra Casapound che il 7 gennaio 2024 hanno manifestato con il saluto romano durante la commemorazione dei tre giovani uccisi nella sezione Msi Acca Larentia il 7 gennaio 1978.
Secondo la Procura della Repubblica di Roma quei gesti, quei cori, non rappresentano altro che “la liturgia delle adunanze usuali del disciolto Pnf”. Viene dunque imputata la violazione delle leggi Mancino e Scelba. La chiusura dell’indagine viene seguita dalla richiesta di rinvio a giudizio che, per coincidenza, è avvenuta nello stesso giorno in cui a Brescia, vicino a Piazza della Loggia dove si verifico la strage neofascista del 1974, sono comparse delle svastiche.
Da registrare la reazione di Casapound. “Non faremo mai passi indietro, al di là di denunce, sentenze e condanne”. “Non vorremmo che gli ennesimi procedimenti penali a nostro carico e il relativo spreco di soldi pubblici, si trasformino soltanto in un pretesto per sollevare l’ennesima polemica politica e mediatica”.
Pochi mesi fa la Cassazione ha valutato che il saluto romano è reato qualora si verifichi, in “sussistenza” del “contesto ambientale, la eventuale valenza simbolica del luogo, il numero dei partecipanti, la ripetizione insistita dei gesti” che potrebbe sfociare nel pericolo di “emulazione”. La Corte ha sottolineato che il braccio teso in occasione di commemorazioni non costituisce “l’automatica insussistenza del reato”.