«Beppe Grillo si è tirato indietro. Nonostante l’impegno preso e dopo aver annunciato in diverse occasioni, anche via Twitter, il suo ritorno in tv per domenica 17 febbraio su Sky TG24, il leader del Movimento 5 Stelle fa sapere, senza alcun motivo evidente, che si sottrarrà all’intervista». Con questa nota – secca e diretta – la testata giornalista di Rupert Murdoch annuncia all’Italia intera che il comico genovese non sarà ospite dell’incontro televisivo.
La querelle. Beppe Grillo ha creato un vero e proprio caso. La retromarcia del leader di 5 Stelle è uno schiaffo all’informazione, quella veicolata da chi dell’informazione, appunto, ne ha fatto il suo mestiere e la sua passione. Non solo i giornalisti che hanno speso il loro tempo per preparare il programma e le domande, ma anche tutti quei tecnici che hanno attaccato cavi, viti, microfoni e luci affinché quest’intervista tv risultasse indimenticabile. Tutto lavoro inutile.
La risposta del leader. Grillo si ripara dalla pioggia delle critiche sotto l’ombrello delle piazze sempre piene di sostenitori e ribadisce: «Ci sono due modi di fare campagna elettorale: il primo, serviti e riveriti nei salotti tv, magari con trasmissioni cucite addosso. Noi preferiamo il secondo: nelle piazze, tra la gente. Perché la politica è delle persone». Il Movimento ci tiene a sottolineare che il forfait non era prestabilito e che il “no” è stato deciso all’ultimo momento. Un insider grillino quasi per scusarsi con l’emittente afferma che «Sky la rispettiamo, ha fatto un bel lavoro, ma noi siamo diversi da tutti gli altri. E diversi resteremo fino alla fine». Una dichiarazione sull’onda del comico che a Savona aveva tuonato: «Noi siamo arrivati fin qui senza tv, e senza tv andremo fino in fondo».
Le critiche che piovono da ogni parte. Ovviamente gli altri schieramenti – ma anche dall’interno – hanno preso la palla al balzo e hanno attaccato Grillo, dandogli anche del dittatore. «Caro Beppe, smettila di fare il piccolo Führer e accetta di rispondere alle domande», ha affermato Antonio Di Pietro di Rivoluzione Civile. Per Pier Luigi Bersani, Grillo non va più in televisione perché «qualche domandina te la devono fare – ha detto il leader Pd – e devi spiegare come mai in piazza a Bologna citi Berlinguer e poi stringi la mano a CasaPound». Parole poco carine arrivano anche dai suoi ex come Giovanni Favia (ora candidato con Rivoluzione Civile) che lo accosta al Cavaliere: «Le sparate di Grillo e Berlusconi si assomigliano sempre di più: entrambe finalizzate solo a raccogliere voti». Amarezza, invece, per molti sostenitori tra cui Davide Barillari, candidato grillino nel Lazio: «Sono un po’ dispiaciuto, avrei voluto vederlo e secondo me era importante andare in tv».
Il siparietto in piazza. Beppe Grillo, a margine del comizio si confida con i giornalisti: «Non mi candido a governare il Paese, siete voi che non capite».
Paolo Costanzi