Oltre duecento le persone che si sono presentate fuori alla Chiesa di San Vincenzo alla Sanità, nel rione omonimo di Napoli, per dire addio a Genny Cesarano, il ragazzo ucciso a colpi di pistola il 5 settembre in un agguato di camorra.
La piazza era già in fermento dalle sei del mattino, con numerosi ragazzi presenti che indossavano magliette con la foto della vittima. La presenza giovanile è stata sicuramente preponderante, come imponente è stato lo striscione sull’altare con la scritta “Genny vive” e al centro la foto del ragazzo. La bara giunge a Piazza Sanità verso le 8, scortata da due auto della polizia e salutata dagli applausi della folla. Ferma la richiesta dei genitori: il funerale è blindato, nessun cameraman o fotografo viene ammesso ad assistere alla funzione.
Poi le parole, dall’altare, di padre Alex Zanotelli, che lancia il “grido di dolore”, contro la camorra: “Le colpe della morte di questo ragazzo sono di tutti, anche della Chiesa. Non esistono Napoli diverse. Esiste una sola Napoli”. Solidarietà da parte di padre Antonio Loffredo, parroco della Sanità: “Resteremo a lutto fin quando le istituzioni non ci daranno risposte”.
La funzione è terminata verso le 9. Per le strade del rione, silenzio assoluto durante il passaggio del feretro.
Una parola finale l’ha data il legale della famiglia Cesarano, Marco Campora, sulle prime ipotesi di presunti coinvolgimenti criminali della vittima: “Questa cerimonia partecipatissima e la stessa autorizzazione a funerali pubblici confermano che l’iniziale ipotesi investigativa su un coinvolgimento di Genny in vicende criminali non ha alcun riscontro – ha detto, aggiungendo poi – la nostra idea è che si sia fatto fuoco all’impazzata e che Genny sia rimasto colpito forse mentre fuggiva, ma non era lui il bersaglio”.
Stelio Fergola