WASHINGTON – Da auto che avrebbe salvato il mondo a promotrice del nazismo. Da quando Elon Musk è diventato sostenitore e parte del governo Trump, ha iniziato a farsi odiare da quella stessa fetta di consumatori che acquista auto elettriche. Non hanno aiutato le sue uscite colorite, come il presunto saluto romano alla cerimonia di insediamento di Donald Trump o il suo sostegno all’ultra destra tedesca di Afd, che hanno fatto partire una vera e propria campagna contro le Tesla.
Il marchio di auto elettriche sta vivendo uno dei suoi peggiori momenti di vita: da un lato viene penalizzata dallo stesso governo americano che promuove le auto a combustione, i combustibili fossili (“drill baby drill”) e una campagna di dazi che disincentiva il mondo a comprare americano (vedi il Canada che ha eliminato gli aiuti per acquistare auto elettriche sulle Tesla o la Germania dove a febbraio le vendite sono calate del 76%). Dall’altro è scoppiata una protesta globale, volta a danneggiare il miliardario sudafricano, che marcia su slogan come “Suona il clacson se odi Tesla”, “Non comprare una nazi-car” o “Davvero vuoi comprare una svasti-car?”.
Contestazioni che però finiscono molte volte per sfociare in atti di vandalismo, come in Oregon dove i manifestanti hanno lanciato bombe Molotov contro le vetrine di un concessionario rompendo vetri e macchine e causando danni per circa mezzo milione di dollari. Vandalismo che colpisce anche i singoli consumatori che magari hanno deciso di risparmiare e investire in una macchina moderna senza fare troppa attenzione al contesto politico e si ritrova l’auto danneggiata – come sette giorni fa a Seattle dove sono stati incendiati quattro Cybertruck – o imbrattata con svastiche o scritte contro Musk.