Quando i rossoblu fecero la storia giocavano in maglia bianca. Perché oltre ai 21 gol del capocannoniere Riva, a una difesa che subì solamente 11 reti (in 30 giornate, un record che ancora resiste), alla fantasia di Nenè in mezzo al campo e alle spazzate di Cera, forse fu anche la scaramanzia di Manlio Scopigno, il “filosofo” alla guida di quella squadra che ha fatto la storia del calcio e dell’Italia, a far vincere lo scudetto al Cagliari cinquant’anni fa.
“Diceva che sul campo verde vestiti di bianco era più facile trovare i compagni. Ma forse la verità è che vincemmo una partita in bianco e lui non volle cambiare più”, ha raccontato Adriano Reginato, secondo portiere degli isolani nella stagione del trionfo. Che fu molto di più di un semplice successo sportivo: “Lo scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l’evento che sancì l’inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano”, scrisse Gianni Brera.

Il Cagliari 1969/1970 con lo scudetto sulla maglia
Quella squadra di “banditi e pastori”, come veniva accolta al Nord, fu la prima a portare il tricolore sotto l’Arno: nel dopoguerra infatti solo la Fiorentina, per due volte, e una proprio l’anno prima della vittoria degli isolani, era riuscita a rompere il monopolio di Milan e Inter, Torino e Juventus.
Solo due sconfitte in stagione: una con il Bari, per 1-0, il 14 dicembre, due giorni dopo la strage di Piazza Fontana. E una a Milano, contro i nerazzurri, sempre per 1-0, il 15 febbraio, nel bel mezzo della cavalcata scudetto. Uno stop poco influente nel testa a testa dei rossoblu con la Juventus, spuntato con due giornate di anticipo, il 12 aprile 1970, grazie alla vittoria per 2-0 in casa contro il Bari. “Il mio giorno più bello”, lo definisce ancora oggi il bomber e il simbolo di quella squadra, Gigi Riva, “Rombo di tuono”. Il giorno in cui i rossoblu entrarono nella storia, giocando in maglia bianca.