Pochi giorni fa ci ha lasciato un simbolo di Roma, Franco Califano, ma ben nove anni fa, il 3 aprile 2004, la Capitale aveva perso un’altra cantante della sua anima più profonda: Gabriella Ferri. Per lei Roma era «un bellissimo merletto fatto a mano dagli angeli, nelle notti di sereno». In “Sempre” cantava «Tanto buio, tanto colore, tanta noia, tanto amore, tante sciocchezze, tante passioni, tanto silenzio, tante canzoni». Questa è stata la sua vita, fatti di alti e bassi, ma restando sempre vicina alle persone. Prima di morire aveva scritto «Sono contenta di conoscere la gente».
Testaccina doc. Era popolare e popolana, orgogliosa delle sue origini, nata e cresciuta a Testaccio, dove si dice ci siano “i veri romani”. Se non fosse cresciuta in quel quartiere forse non avrebbe assorbito così la tradizione popolare della canzone romana fatta di stornelli, che con le sue canzoni ha riportato al successo, ma è stato il padre Vittorio, commerciante ambulante di dolciumi, a trasmetterle la passione per il dialetto romanesco. Alla notizia della scomparsa la piazza di Testaccio era piena di finestre aperte da dove uscivano le sue canzoni, come se fosse ancora viva perché Gabriella Ferri passeggiando per Roma cantava dappertutto nei vicoli, di notte. Camminava al calar del sole per non essere riconosciuta, dato il suo essere una donna vistosa, appariscente, che amava indossare le “cioccaglie”, così chiamava gli accessori che comprava a Porta Portese come a via Condotti. Sue tappe fisse del vagabondare erano Piazza del Popolo, che frequentava perché piena di scrittori, pittori, attori, via di Panico 23 al locale “Baronato Quattro Bellezze”, Campo de’ Fiori e Trastevere.
Un’artista unica. Difficile catalogare e definir con un’etichetta uno spirito libero come lei, schietta, sfrontata, accorata, appassionata come una lupa. Nel ricordo del nipote Elio «La prima cosa contro cui battevi quando incontravi zia, era il suo cuore enorme. Dava tutto a chiunque. Era viscerale, incapace di trarre profitto dalla propria immagine. E poi aveva quella simpatia travolgente, chè le perdonavi ogni fragilità».
Nelle ambizioni giovanili Gabriella voleva diventare un’indossatrice e per mantenersi aveva fatto moltissimi lavoretti, tra cui l’operaia e commessa a Piazza di Spagna. La sua carriera artistica è iniziata con Luisa De Santis, la figlia del regista Giuseppe, con cui ha dato vita ad un duo, col nome Luisa e Gabriella, e si sono occupate di riscoprire il repertorio folk romano. Il duo però ha avuto vita breve perché Luisa De Santis si vergognava di cantare in pubblico, così la Ferriha continuato da sola. Nel 1966 è diventata la cantante ufficiale del Bagaglino di Roma, che all’epoca era in vicolo della Campanella. Da quel palco è partita per poi arrivare in tutto il mondo. Il lato B di un suo 45 giri “È scesa ormai la sera” (1968), la fece spopolare in America Latina, dove il disco è stato tradotto anche in spagnolo lanciando un tour trionfale. Dal Bagaglino sono nati anche due programmi televisivi di Antonello Falqui “Dove sta Zazà” e “ Mazza Bubù”. Poi si è esibita, ma solo di passaggio, in due celebri locali: il Folkstudio, locale del cantautorato romano (De Gregori, Venditti e Rino Gaetano) e il Piper. Mala Ferri preferiva i teatri come il Sistina, e quando rievocava quei concerti, si emozionava per il rapporto che si creava col pubblico. La sua ultima esibizione è stata nel1997 a Villa Celimontana, dove si svolge ogni anno un festival jazz, simbolo dell’estate romana, e l’anno prima ha partecipato al Premio Tenco a Sanremo dove si era esibita con gli Avion Travel. Negli ultimi anni è stata riscoperta. Molti i giovani cantanti romani che le hanno dedicato anche tributi da Mannarino a Nathalie, e una sua canzone, “Remedios”, è stata riportata al successo grazie alla colonna sonora di “Saturno contro”, il film di Ferzan Ozpetek del 2007. Per i suoi settant’anni, lo scorso settembre, Roma le ha reso omaggio con un progetto musicale “Nata da Roma. Viaggio emozionale nella musica”. Ma i parenti della Ferri si aspettano una targa commemorativa a Testaccio che, purtroppo, tarda ad arrivare.
Il male di vivere. Dopo ha lasciato tutto, anche Roma, si è trasferita a Corchiano in provincia di Viterbo, dove ha vissuto fino alla fine, defilandosi per sprofondare in una malinconia che la portò alla depressione. Morta misteriosamente cadendo da una finestra, ma la famiglia ha sempre escluso il suicidio, anche se aveva tentato di togliersi la vita nel 1975, dopo la morte del padre. Si ipotizza, infatti, un incidente causato da antidepressivi di cui faceva uso. Motivi spiegati dalla famiglia l’assenza di un biglietto e la partecipazione pochi giorni dopo ad una trasmissione televisiva a cui teneva particolarmente.
Non solo Roma. Ridurre Gabriella Ferri a interprete solo della canzone romana sarebbe riduttivo perché ha affrontato egregiamente anche il repertorio napoletano, memorabili “Malafemminia” e “Dove sta Zazà”, per poi spaziare anche nel rhythm ‘ n’ blues, jazz e flamenco. Inoltre non è stata solo un’interprete eccezionale, che prendeva la tradizione per stravolgerla e renderla sua, ma anche autrice.
di Alessandra Pepe